Grands Èchezeaux: polposo, sottile e raffinato
“I monaci cistercensi, installati a Cîteaux nel 1908, acquistarono questo climat che si trova menzionato nel XII secolo come Èchezeaux Bas. Lo si è battezzato Grands Èchezeaux con il decreto del 1937. Il nome viene da chezal (chezeaux al plurale), termine che designava una volta un casale o un raggruppamento di alcune case. Nel 1855, Jules Lavalle classificò il Grands Èchezeaux ‘tête de Cuvée’, distinzione ancora più restrittiva di quella del Grand Cru attuale. Aveva la sua superficie storica, che conserva anche oggi.
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Dalle sue belle argille si ottiene una delle più armoniose consistenze della Côte, che si spiega nel finale su una squisita viscosità. Dal suo sottostrato calcareo ideale, estrae una mineralità delle più aristocratiche, con questa vivacità elegante che trascende i suoi tannini raffinati. Invecchia ammirevolmente, sviluppando con grazia la sua potenza trattenuta nei tempi della gioventù. La sua mineralità è allora una delle più radiose della Borgogna.” – Jacky Rigaux, Grands Crus de Bourgogne