Clos de la Roche: la mineralità radiosa
“Il Clos de la Roche prende il suo nome dalla sua topografia. È quello che ‘si trova sulla roccia’.
Nel corso della sua storia, i viticoltori si stancavano e consumavano più velocemente che altrove i loro attrezzi, tanto il suolo era sassoso.
Un’altra ipotesi è stata tuttavia avanzata dalla storia: esisteva una roccia, tra il Latricères e questo vigneto dedicata a un culto celtico o druidico. Questa ‘Pietra vivente’, scomparsa oggi, era senza dubbio un frammento lapidario di un monumento megalitico eretto nell’epoca gallica, un dolmen o un corridoio coperto. Il Clos de la Roche ne perpetua la memoria.
Il Clos de la Roche, dona i Cru più consistenti di Morey. Strutturato e potente, esala un bouquet molto complesso, con delle note di frutta dominanti, la ciliegia selvaggia in particolare, ma anche delle sfumature di lampone, di mirtillo, di ribes nero, di caffè tostato… e un tocco di caramello, che si evolve in tartufo nero con l’età. Vi si associano spesso, con grazia, la viola, il mirtillo e il legno umido. Questo vino ricco e vigoroso è dotato di un grande potenziale di invecchiamento. Quando le annate hanno superato la loro giovinezza focosa, il suo bouquet si compone ammirevolmente , i suoi tannini si fondono, la sua mineralità si spiega su una tessitura di grande eleganza.” – Jacky Rigaux, Grands Crus de Bourgogne
