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L’anima delle vecchie vigne: Vignai da Duline
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Faccoli Brut – Enogea n. 40
I migliori Grenaches di Francia
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Terre de Vertus su Fine Wine n.34
LB TV Robert Walters Fine Wine34
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Champagne: Le scelte di Tendances
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Leggi tutto...Vignai da Duline – Morus Alba 2009 – Enogea n.39
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CR-1985 - 1987 – Due facce dei più grandi rossi della Loira – RVF Ottobre 2011
Leggi tutto...Sui passi del maestro Jayer
Angelo Muto ed il suo Greco di Tufo – Cronache di Gusto
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Leggi tutto...Isole e Olena: Il Cepparello in una verticale da brividi – Intravino
IO – Verticale Cepparello – Intravino
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Favaro – Erbaluce, la favola di un vino
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Benoit Lahaye – RVF lug/ago 2011
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Favaro – La Passione (dal Gambero Rosso)
Cantine dell’Angelo – Spirito di Vino n. 44
Heredia – Vecchi Rossi e Bianchi Rioja – FineWine
FineWine – Le Soula – Magic in the mountains
Brovia Barolo Rocche 2007 sicuro al 100% per Ziliani (www.vinoalvino.org)
Proprietà Sperino su Enogea n. 36
Brut al Top – Spirito Divino apr/mag 2011
The World of Fine Wine n. 31 – 2011
LANCIO DELLA GUIDA 2011 – SLOW WINE
(un breve estratto)
Mentre la Chiocciola crea invariabilmente una nuova, anche se diversa, “elite” di produttori (che, per certi versi, è in contrasto con il proposito iniziale), l’obiettivo è chiaramente di abbandonare il culto dei singoli vini, e di guardare, pensare, gustare in maniera più olistica, dalle Alpi alle isole del Mediterraneo.
Le 162 Chiocciole non sono state assegnate ai soliti noti. Alcuni produttori sono rimasti fuori dall’attenzione della guida, ma si spera che le future edizioni vi porranno rimedio.
Leggi tutto...Un Cabernet Franc sul tetto del mondo
Fattoria Coroncino – Te lo do io il Montrachet
Bibenda n.36: uno straordinario Sancerre
Philippe Colin: quale seta i suoi vini!
La Liason tra Pinot Noir e Champagne: Il Rosè di Larmandier Bernier
Borgogna Villages – sulla RVF: la Cote d’Or
http://www.teatrodelvino.it/wp-content/uploads/2011/03/RVF_2011_marzo.pdf
Leggi tutto...Toscana Sommelier – Michel Bouzerau – Les Perrières
ENOGEA n.34! Articolo sul Teatro del Vino
Articolo Enogea sul Teatro del Vino
Leggi tutto...Un premio per l’Amarone di Antolini
ALL'AMARONE DELL'AZIENDA ANTOLINI 2006 IL CREMUNA D'OOR 2010
Va all'Amarone della Valpolicella MAROPIO 2006 dell'Azienda Antolini – il "Cremuna d'OOR 2010" – e verrà consegnato Lunedì 15 novembre al Bontà di Cremona, Salone Mazionale della Tavola Italiana, alla sua 7a Edizione.
"L'Amarone da noi preferito" ?!: Antolini. E gli altri 22 ?; non scherzano !!.
Ma chi sono gli Antolini. Viticoltori per amore e per lavoro la vite viene coltivata già dal 1992 nei terreni di proprietà nella zona collinare del comune di Marano di Valpolicella, San Pietro in C. e Negrar. I vigneti posti ad un’altezza compresa tra 150 e 350 m. coprono una superficie totale di circa 7,5 ettari, la composizione del terreno è prevalentemente di tipo, argilloso, calcareo e tufoso. L’argilla ha la proprietà di trattenere l’acqua e di cederla lentamente alle radici, senza bisogno di impianti d’irrigazione assistita. Il calcareo e il tufoso trasferisco alla vite sostanze biologice e minerali uniche rispetto ad altre zone e rendono i vini Antolini particolari, unici.
L’elevata escursione termica ovvero la notevole differenza di temperatura che si riscontra tra il giorno e la notte, fa sì che si ottengano vini particolarmente profumati e complessi all’olfatto. Il sistema di allevamento adottato è quello tradizionale della zona, vale a dire la pergola doppia con sesto d'impianto medio 1X4 e permette non solo un ottimo rapporto uva-pianta ma sfruttare il microclima del luogo.
Molti sono i filari impiantati sulle “ma rogne”, caratteristici muretti a secco che formano meravigliosi terrazzamenti dove, non di rado, trovano posto anche olivi e ciliegi. Impianti sono in località “Semonte” in comune di San Pietro in Cariano (1 ettaro di vigneto) a seguire in località “Ca’ Coato” nel comune di Negrar nella fascia collinare che da S.Vito va a Roselle, un appezzamento di circa 2 ettari a Guyot.
Nel rispetto dell’ambiente e della salute del consumatore Antolini pratica la lotta guidata e integrata con lo scopo di utilizzare al minimo i prodotti antiparassitari.
Cantina moderna, locale per l'appassimento delle uve, vinificatori di moderna concezione per la fermentazione, serbatoi in acciaio per lo stoccaggio e sotto le due volte la parte riservata all’invecchiamento con le botti e le barrique è la struttura operativa di questa azienda.
Tradizione e Tipicità dei vini rappresentano il valore fondamentale dell’azienda Antolini che ignorando le mode del momento, valorizza al massimo i vitigni autoctoni, il territorio e il lavoro del vignaiolo, ponendosi come il vignaiolo di riferimento di questa nuova frontiera.
Nel periodo (ottobre-novembre) abbiamo testato diversi "amarone", assegnado a "MAROPIO 2006" il massimo del punteggio di questa categoria di vino : 91,80
Tutti i nostri prodotti sono stati conservati in condizioni climatiche interne costanti, al buio, lontano dai rumori ed areggiato naturalmente.
Amarone della Valpolicella DOC Classico “Moròpio” – Annata 2006
Considerazioni:
E' un vino proveniente principalmente da uve Corvina, poi Corvinone, Rondinella e una piccola parte di Molinara che a maturazione avvenuta viene fatta "fruttare" in appositi ambienti.
Viene successivamente vinificato in serbatoi a temperatura controllata con continui rimontaggi e rottura del cappello uvoso.
La maturazione avviene In piccole botti e in barrique di rovere ed, una piccola parte, in botti di ciliegio per circa 24 mesi (barrique, parte di primo, secondo e terzo passaggio).
L' Affinamento prosegue in bottiglia per circa 6 mesi, in appositi ambiente bilanciati (caldo-freddo) in vetro scuro anti-luce.
Gradazione16,5° alcolici.
Organoletticamentesi presenta con queste caratteristiche:
- Il colore rossorubino intenso con sfumature rosso cardinalizio, tendenti al rosso granato vivo. Il bordo del disco vinoso mostra un'ottima corona glicerica lasciando possenti archetti sulle pareti del bicchiere.
- Il profumoè intenso, variegato, una sorta di bouquette floreale, aromatica e speziata rara negli amaroni anche di gran classe. Nessun difetto enologico si percepisce al naso, splendente la pulizia di questo vino grazie alle sue particolari note volatili in continua modificazione. Note queste che si mantengono anche dopo ed oltre le 24 ore successive. La piacevolezza olfattiva di questo vino tiene costante il naso sul bicchiere che non staccheresti mai.
- In boccaè un'esplosione di sapori che affiancata dalla sua potenza alcolica posseduta lo degusti con piacere e scoprire un particolare Amarone, complesso per aromaticità e raro per spezialità e avvolgente per piacevolezza. Stupendo !!.
Per le sue qualità organolettiche è un vino che si adatta a piatti robusti e succulenti ma anche come vino da conversazione e da meditazione. I piatti contenenti pepe mero oppure peperoncino esaltano in modo esponenziale le note speziate di questo Amarone: è un guduria.
LE NOSTRE PREFERENZE
Degustazione effettuata tra il 04 di ottobre e il 04 di novembre 2010
I nostri 23 vini testati
Accordini Igino: Amarone Classico Le Bessole 2005 - VOTI 84,50
Accordini Stefano: Amarone Classico Acinatico 2006 - VOTI 87,50
Allegrini: Amarone Classico 2006 - VOTI 78,30
Antolini: Amarone Classico Maròpio 2006 - VOTI 91,80
Bolla: Amarone Classico 2006 - VOTI 86,50
Bonazzi & Boscaini: amarone Classico 2006 - VOTI 81,30
Brigaldara: Amarone La Brigaldara 2006 - VOTI 79,80
Cà La Bionda: Amarone Classico “La Bionda” 2006 - VOTI 80,70
Castellani: Amarone Classico “I Castei” 2006 - VOTI 85,50
Gamba: Amarone Classico “Campedel” 2006 - VOTI 84,90
Le Salette: Amarone Classico Pergole Vece 2006 - VOTI 89,40
Masi: Amarone Classico Costasera 2006 - VOTI 80,20
Monte del Fra Tenuta Lena Amarone Classico 2005 - VOTI 87,10
Monte dall’Ora: Amarone Classico “Stropa” 2006 - VOTI 91,50
Musella:Amarone Classico 2006 - VOTI 87,00
MonteZovo: Amarone Classico 2006 - VOTI 85,40
Speri: Amarone Vigneto S. Urbano 2005 - VOTI 91,10
Tedeschi: Amarone Classico 2006 - VOTI 83,70
Tenuta Sant’Antonio: Amarone Campo dei Gigli 2006 - VOTI 86,90
Tommasi, Amarone Classico 2006 - VOTI 86,50
Vogadori F.lli: Amarone Classico 2006 - VOTI 80,50
Zanoni Pietro: amarone Classico 2005 - VOTI 82,30
Zenato: Amarone Classico 2006 - VOTI 85,30
Chiuso oggi 04 novembre 2010
Leggi tutto...Gauby: Revue du Vin de France – I biologici puri
Clos Rougeard: Revue du Vin de France – I biologici puri
Luca Gardini campione del mondo 2010
Luca Gardini è tornato da Santo Domingo con il titolo di Sommelier Campione del Mondo 2010.
In finale ha avuto la meglio su altri 13 finalisti, tra cui il Campione Italiano in carica Ivano Antonini.
Luca partecipava al campionato in quanto Campione Europeo in carica.
Oltre a essere una grande soddisfazione personale per Luca, la sua vittoria sarà sicuramente di aiuto a tutto il movimento del vino italiano.
Inutile dilungarsi qui, qualsiasi motore di ricerca può dirigervi verso i numerosi articoli che riguardano l'evento.
Leggi tutto...Peyre Rose – La pasionaria du Languedoc
Peyre Rose – La pasionaria du Languedoc
Leggi tutto...Domaine Jean-Marc Millot (Nuits St. Georges)
2008 Bourgogne red (82-85)
2008 Clos de Vougeot Grand Cru red (89-92)
2008 Côte de Nuits-Villages “Clos des Faulques” red (85-87)
2008 Echézeaux Grand Cru red (89-92)
2008 Grands Echézeaux Grand Cru red (90-92)
2008 Savigny-lès-Beaune red (84-87)
2008 Vosne-Romanée red (87-89)
2008 Vosne-Romanée “Suchots” 1er red (88-91)
2007 Grands Echézeaux Grand Cru red 92
2007 Vosne-Romanée “Suchots” 1er red 89
The self-effacing Jean-Marc Millot told me that 2008 was a “very challenging vintage. The growing season was mediocre and
there was a lot of rot and if it hadn’t been for a near perfect September, it would have clearly been a disaster as nothing would
have been ripe, or if it was, it would have been rotten. We began picking on the 22nd of September and the sorting required
was frankly incredible. The fruit that we kept however was definitely ripe with very good sugars that ranged between 12.5 to
13%. I did a 12 to 15 day cuvaison and vinified quite gently. 2008 is a pretty vintage where the wines resemble the 2007s.”
(New Castle Imports, www.newcastleimports.com, Myrtle Beach, SC, Scott Paul Wines, www.scottpaul.com, Portland, OR;
Michael Stephens/Vins Divins, www.divine-burgundy-wine.com, Beaune, France).
2008 Bourgogne: A mildly reduced nose blocks the fruit and leads to rustic and fairly skinny flavors that actually possess
reasonably good character but the finish is edgy and tangy. We’ll see if it rounds out. (82-85)/2012+
2008 Savigny-lès-Beaune: A nose full of Savigny-style earth and both red and blue pinot fruit merges into round and nicely
intense flavors that possess a moderately angular and tangy finish. This too needs additional time. (84-87)/2013+
2008 Côte de Nuits-Villages “Clos des Faulques”: (a 1.8 ha monopole in Comblanchien). This also sports an intensely
soil-inflected nose with ripe and very fresh aromas that speak of violets, plum and cassis that give way to nicely detailed and
precise barely middle weight flavors that also culminate in a mildly edgy finish. (85-87)/2013+
2008 Vosne-Romanée: (from Hautes Maizières and Les Violettes). A notably riper nose features spice-infused aromas of
violets and red pinot fruit trimmed in subtle earth notes that can also be found on the mineral-inflected middle weight flavors
that possess a beguiling mouth feel and better than average length for a villages-level wine. (87-89)/2014+
2008 Vosne-Romanée “Suchots”: (from a .29 ha parcel raised in 25% new wood). A nose of black cherry, cassis and anise
nuances are surrounded by pain grillé hints that introduce equally spicy, pure and seductively textured flavors that possess
good vibrancy on the racy and ever-so-mildly austere finish. A classic Vosne in character. (88-91)/2014+
2008 Echézeaux: (a 1.05 ha total from parcels in Echézeaux du Dessus, Poulaillères and Clos St. Denis measuring .69, .20
and .16 ha, respectively). Moderate reduction prevents an evaluation of the nose but the concentrated, rich and serious
medium weight flavors are delicious and solidly complex, all wrapped a lingering finish that coats the mouth. This is lovely and
avoids any sense of rusticity. (89-92)/2015+
2008 Clos de Vougeot: (from a .38 ha parcel in Grand Maupertuis). A noticeable if discreet touch of wood frames more
deeply pitched and slightly riper aromas of red and blue berry fruit that complement well the rich, full and round flavors that
possess an attractive mouth feel on the precise, intense and persistent finish where the usual youthful austerity of Clos de
Vougeot surfaces. (89-92)/2016+
2008 Grands Echézeaux: (from a .2 ha parcel immediately below Poulaillères in Echézeaux). Here the wood treatment is
almost invisible as the highly spiced and wonderfully fresh red currant, earth and underbrush aromas are allowed to shine as
are the equally fresh, vibrant, intense and precise medium weight flavors that display a subtle hint of minerality and culminate
in a somewhat dry finish which is probably due to the considerable gas. Benefit of the doubt offered. (90-92)/2016+
Burghound.com 13 3 January 2010
The following ‘07s were bottled in February, 2009.
2007 Vosne-Romanée “Suchots”: (from a .29 ha parcel raised in 25% new wood). An elegant and attractively perfumed
mix of violets and blue fruit aromas that possesses plenty of natural spice elements gives way to supple, round and pure
medium-bodied flavors that are textured and quite forward, all wrapped in a balanced, delicious, sappy and vibrant finish.
Lovely if not profound and this would probably be best enjoyed for its fruit and drunk young. 89/2012+
2007 Grands Echézeaux: (from a .2 ha parcel immediately below Poulaillères in Echézeaux). A background hint of wood
highlights the spicy and layered earthy plum and dark cherry fruit aromas that dissolve into delicious, powerful and supple
flavors that remain impressively focused while delivering excellent finishing length and complexity. This is by no means a
blockbuster of a Grands Ech but it’s very pure, stylish and classy and will be approachable on the early side, at least by the
standards of one of Burgundy’s longest lived grands crus. 92/2014+
Leggi tutto...Popolo di santi, poeti, navigatori e… golosi!

Vediamo le statistiche 2009 relative ai primi 10 paesi importatori di Champagne (per quantità) al mondo. Il Regno Unito domina ampiamente, mentre l’Italia si piazza a un onorevole 5° posto. Deludono gli USA (ma con cosa festeggiano?) ed entusiasma il Belgio (4° con soli 10 milioni di abitanti) secondo solo ai padroni di casa della Francia per consumo procapite.
Ma la vera sorpresa è nel prezzo medio del vino importato. C’è un paese fatto a stivale dove le cuvées di prestigio e i millesimati vanno davvero forte, un paese dove il prezzo medio (uscita cantina) di una bottiglia di Champagne si attesta sui 23 Euro, surclassando il Regno Unito del 44% e addirittura i “banchieri” svizzeri del 26%. Italiani, popolo di intenditori?
|
Paese |
Bottiglie |
|
UK |
30.523.359 |
|
USA |
12.552.070 |
|
Germania |
10.947.967 |
|
Belgio |
8.168.385 |
|
Italia |
6.803.419 |
|
Giappone |
5.133.802 |
|
Svizzera |
4.846.500 |
|
Spagna |
2.979.997 |
|
Australia |
2.931.941 |
|
Olanda |
2.735.858 |
Terre brûlée et vigne clonée ou équilibre dans la diversité?

En Champagne et notamment sur les terroirs historiques de la Côte des Blancs (la vigne y est cultivée depuis des siècles), le court-noué s’installe peu à peu. Il s’agit d’une dégénérescence transmise par des nématodes (vers minuscules vivant dans le sol et porteurs du virus). Cette infection entraîne un affaiblissement progressif du cep, qui peut conduire à la mort de la vigne. Alors, comment assurer l’avenir de nos vignes ?
La voix officielle préconise de dévitaliser les vieilles vignes (les tuer au Roundup) et la désinfection chimique du sol (éliminer les nématodes et forcément tout le reste avec). En clair, supprimer toute vie, faire place nette et replanter le tout avec des clones. Les échecs de cette méthode sont cuisants mais on persiste en attendant la solution miracle des OGM…
Nous refusons cette escalade dans les méthodes de destruction, nous recherchons des solutions, peut-être imparfaites, dans un équilibre de la vigne qui lui permette de vivre avec cette infection.
Tout d’abord, nous essayons de préserver la diversité de la vie dans nos sols (aucun désherbant, labour respectueux, biodynamie). La concurrence entre les organismes présents entraîne une expression moindre de la maladie. De plus, vous connaissez notre parti pris pour préserver la diversité des ceps de vigne.
Pour nous, les OGM et les clones appauvrissent notre patrimoine et fragilisent la vigne. Nous constatons que nos vieilles vignes sont moins sensibles au court-noué. Nous avons décidé d’utiliser ces ceps qui semblent résistants pour notre propre sélection plutôt que des clones reproduits à l’identique sur tous les coteaux.
Cette richesse, c’est l’équilibre nécessaire à la vie de nos terroirs, de nos vignes et de nos vins…
Leggi tutto...Quello che nascondono i campioni en primeur

Da un’inchiesta fatta dalla Revue du Vin de France sul numero di giugno 2010 circa le degustazioni en primeur in Francia, risulta chiaramente come alcuni produttori siano un po’ birichini. Una delle grandi firme del giornalismo francese, Bernard Burtschy, non si è fermato alle impressioni, ma avendo notato una discesa qualitativa tra alcuni campioni del 2005 degustati en primeur e le bottiglie arrivate poi sul mercato, ha fatto analizzare gli stessi campioni che aveva accuratamente messo da parte (malfidato!) e le bottiglie in commercio della stessa annata. Il tasso di estratto secco nei vini in bottiglia, era meno importante di quello dei campioni en primeur.
Leggi tutto...
La vendemmia 2008 a Chablis secondo Bessin
Come molti suoi colleghi, Jean-Claude Bessin ha notato che il 2008 era “meno abbondante del 2007 con solamente l’80% del normale raccolto. Il vento del nord ha soffiato parecchie settimane verso la fine della stagione di crescita ed è stato responsabile delle uve davvero concentrate. La stagione di crescita non era troppo differente dalla 2007, se si eccettua il fatto che abbiamo vendemmiato tre settimane dopo nel 2008. Abbiamo cominciato la raccolta il 29 settembre e la frutta era praticamente perfetta poiché era sana, con buoni zuccheri, piena di acidità e a questo punto iniziale, potrei cautamente credere che il 2008 potrebbe essere davvero una grande annata.” Questa grande lode è interessante da Bessin poiché egli è normalmente riluttante a esprimere opinioni sulla qualità della vendemmia prima che i vini siano imbottigliati. Io sono comunque d’accordo con lui perché mentre i suoi 2007 erano eccellenti, i suoi 2008 sono potenzialmente anche meglio.”– Allen Meadows, Burghound.com n. 36, 4° trimestre 2009
Leggi tutto...Consumo procapite mondiale nel 2008. Il numero uno è…
Ebbene sì, secondo il Wine Institute of California, il paese col consumo procapite annuo più alto al mondo è proprio Città del Vaticano (66,77 litri). Il risultato non è tuttavia sorprendente, soprattutto se si pensa all’alto numero di messe celebrate.
Focalizzandoci invece sulle grandi realtà, il primato spetta alla Francia con 53,22 litri annui, davanti all’Italia (50,06) e al Portogallo (44,32). Qui si parla di statistiche ufficiali, beninteso.
Tra i grandi importatori continuano a crescere gli USA (9,68), la Russia (7,45) e la Cina (1,08), mentre è ancora praticamente ferma l’India (0,1).
Leggi tutto...
Vilmart e… pazienza
“A mio parere, pochi Champagne hanno così bisogno di invecchiamento post-dégorgement nella loro gioventù come quelli di Vilmart. Fatti soprattutto da Chardonnay, senza malolattica e fermentati interamente in legno, i vini di Vilmart possono apparire estremamente chiusi e disarmonici quando sono degorgiati, e hanno bisogno di un intero anno (meglio due) per rilassarsi e integrare tutti i componenti.
Storicamente, molte persone hanno bevuto gli Champagne di Vilmart troppo presto, appena erano rilasciati. A volte, ho sentito consumatori dire che gli Champagne di Vilmart sono troppo legnosi, o che il dosaggio è troppo alto, o che sono troppo acidi. È vero che poco dopo il dégorgement, può sembrare che abbiano tutti questi difetti (anche simultaneamente). Lasciateli nella vostra cantina per qualche altro mese, allora, e cominceranno a fiorire.” – Peter Liem, Champagneguide.net, 24 maggio 2010
Leggi tutto...Una maestria perfetta della vinificazione
“Da solo al comando dell’azienda familiare dal millesimo 2000, Jean-Baptiste Bouzereau s’impone come uno dei valori sicuri di Meursault, una denominazione che non manca certo di talenti. Se numerosi suoi colleghi non presentano più i loro vini alle degustazioni alla cieca, Jean-Baptiste, lui, non si sottrae mai. I suoi 2009, vinificati nella nuova cantina, confermano la sua maestria della vinificazione in bianco come in rosso, con vini precisi, densi e tesi, specchio dei suoi Meursault che conviene prenotare urgentemente.” – Olivier Poels, La Revue du Vin de France, giugno 2010

C’è bisogno di dirlo? Purtroppo si!
Dall’introduzione del libro 101 vini da bere almeno una volta nella vita spendendo molto poco di Luciano Pignataro:
“Una precisazione finale: per chiarezza, vogliamo dire ai nostri lettori che le aziende non hanno dovuto pagare nulla per entrare in questo libro e che né tantomeno è in corso, o c’è stato, alcun rapporto di lavoro, diretto o indiretto, tra loro e me. E tanto meno ci sono state forme di regalie quali ospitate, sontuosi doni natalizi, pranzi o cene, eccetera. La selezione è frutto della libera scelta nella quale gli unici condizionamenti sono state le indicazioni di persone di assoluta fiducia e riconosciuta preparazione tecnica. Potete stare tranquilli, dunque, e divertirvi a bere l’Italia in 101 modi diversi. Per contribuire a farla restare diversa e non omologata.”
Verrà mai un giorno in cui tale correttezza potrà essere data per scontata? Temiamo di no… E allora selezioniamo quello che leggiamo!
Leggi tutto...Michel Bouzereau Meursault 1er Cru Les Perrières
“In un bello stile classico, il Perrières 2007 non manca né di fondo né di eleganza. Questo vino offre una bell’intensità con una raffinata bocca molto salina. Il 2001 si mostra ancora molto giovane. Trova il suo equilibrio tra la vivacità e la generosità del frutto. Un vino di una bella armonia, serico e raffinato, con molta piacevolezza che invita a sedersi a tavola.” – 80 Grands Bourgognes Blancs, Les Cuvées de Grande Tradition, La Revue du vin de France, Aprile 2010
Leggi tutto...Bere meglio per vivere meglio: Un professore mostra l’azione benefica del vino sulla salute

“Ancora questo soggetto ricorrente? Si, ma trattato da un medico che racconta le sue scoperte, confermate dal suo lavoro sul terreno. Altra particolarità, un’apparente oggettività: la maggior parte dei libri vogliono provare troppo, dunque non provano niente. Roger Corder, professore all’università Queen Mary di Londra, passa al setaccio numerose malattie e la loro relazione con il vino (e l’alcool), e non dissimula che il cancro al seno è più frequente presso le consumatrici di vino (ma gli effetti benefici compensano largamente…). Fuori da tale caso, il bilancio profilattico del vino è straordinariamente positivo. Roger Corder lo attribuisce, dopo prove e misurazioni di laboratorio, ai procianidi (della famiglia dei polifenoli). L’autore misura il tasso di procianidi dei vini del mondo: i migliori sono rossi, lungamente affinati, fatti dalle varietà del Sud-Ovest (in Francia – in Italia il massimo è il cannonau del nuorese, dove i centenari non sono rari – ndr), in particolare dal tannat, quelli di Saint-Mont in prima posizione. Il rasveratrolo è squalificato, a meno di bere cinque litri al giorno. Lo sospettavamo.” – La Revue du vin de France, Aprile 2010
Leggi tutto...Annate taroccate al capolinea grazie alla bomba atomica!
Fino al 5% del vino considerato 'd'annata' in realtà potrebbe non corrispondere all'anno indicato sulla bottiglia, ma ora c'é un metodo per smascherarli. Lo hanno messo a punto alcuni ricercatori australiani e basato sugli isotopi radioattivi lasciati in atmosfera dai test atomici.
Lo studio si basa sull'ammontare di carbonio 14 presente negli zuccheri del vino. Questo isotopo del carbonio è radioattivo, e la sua quantità in atmosfera è aumentata fino agli anni '60 per i test atomici in tutto il mondo, per poi diminuire gradualmente al termine delle esplosioni. I ricercatori dell'università di Adelaide hanno misurato la quantità di questo isotopo in 20 vini australiani a partire dal 1958 al 1997, riuscendo in ogni caso a sbagliare al massimo di un anno.
"Quello di datare i vini è un grosso problema – spiega Graham Jones, che ha presentato la scoperta al meeting dell'american Chemical Society – visto che ricerche precedenti hanno dimostrato che il 5% dei vini d'annata in realtà è un falso".
Leggi tutto...
Bessin Chablis Vieilles Vignes
“Vignaioli lodati da buona parte della critica francese, Jean-Claude Bessin e la moglie Evelyne producono Chablis di ottima materia e di spiccato carattere ‘fibroso’, un po’ troppo chiusi e ‘ruvidi’ nelle primissime fasi della degustazione (urge il decanter), ma dotati di ottima purezza di sapore. E se nel caso de La Forêt 2007 una riduzione piuttosto evidente porta via sfumature preziose, Le Fourchaume La Pièce au Comte 2007 è semplicemente uno Chardonnay trascinante, saporitissimo, al suo meglio tra dieci anni. In mezzo ai due Premier Cru, ottima prova dello Chablis Vieilles Vignes 2007, etichetta che riflette appieno le qualità del millesimo: naso brioso e agrumato, vivezza acida succosa e grande senso di naturalezza nella beva. Gran rapporto qualità/prezzo.” – Francesco Falcone, Chablis: una panoramica sui vini importati, Enogea 30, apr/mag 2010
Leggi tutto...Grands Èchezeaux: polposo, sottile e raffinato
“I monaci cistercensi, installati a Cîteaux nel 1908, acquistarono questo climat che si trova menzionato nel XII secolo come Èchezeaux Bas. Lo si è battezzato Grands Èchezeaux con il decreto del 1937. Il nome viene da chezal (chezeaux al plurale), termine che designava una volta un casale o un raggruppamento di alcune case. Nel 1855, Jules Lavalle classificò il Grands Èchezeaux ‘tête de Cuvée’, distinzione ancora più restrittiva di quella del Grand Cru attuale. Aveva la sua superficie storica, che conserva anche oggi.
…
Dalle sue belle argille si ottiene una delle più armoniose consistenze della Côte, che si spiega nel finale su una squisita viscosità. Dal suo sottostrato calcareo ideale, estrae una mineralità delle più aristocratiche, con questa vivacità elegante che trascende i suoi tannini raffinati. Invecchia ammirevolmente, sviluppando con grazia la sua potenza trattenuta nei tempi della gioventù. La sua mineralità è allora una delle più radiose della Borgogna.” – Jacky Rigaux, Grands Crus de Bourgogne
Leggi tutto...
Brunello di Montalcino 2005: i miei migliori assaggi del Benvenuto Brunello
«Come promesso, ecco una serie di sintetiche note di degustazione dei vini che mi hanno maggiormente colpito redatte nei due giorni di assaggi a Montalcino.
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Comincio subito dal trio di vini che mi hanno maggiormente colpito, quelli di Gianni Brunelli, Il Colle e San Lorenzo.
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Il Colle: Naso discreto e inizialmente poco appariscente che si apre su note selvatiche terrose con una bella definizione minerale e mentolata di notevole freschezza. Al gusto ottima materia, con salda struttura tannica e lunga persistenza precisa.» – Franco Ziliani, vinoalvino.org, 22 marzo 2010
Leggi tutto...Ma che musica maestro?
Alcuni psicologi hanno dimostrato un’associazione tra la musica suonata nei negozi al dettaglio e i susseguenti acquisti di vino. Suonare musica classica o pop non influenza la quantità del vino acquistato, ma sembra influenzare il prezzo medio delle bottiglie selezionate. Ascoltare musica classica predispone ad acquisti di vini più cari (Areni & Kim, 1993).
Sembra anche che suonare musica Francese o Tedesca influenzi le selezioni, con un incremento di acquisti di vini provenienti dallo stesso paese di origine della musica (North et al., 1999). – Miles Thomas, sulle viti e le menti, Maggio 2008
Quindi stop ai corsi di vino! Munitevi piuttosto di un impianto stereo per proporre Vivaldi nel caso si debba vendere un Franciacorta millesimato (Luciano Berio se di taglio ‘moderno’, passato in barrique) e mettete invece una tarantella per svuotare la cantina dalle damigiane di Aglianico sfuso.
Leggi tutto...Lessona 2005 di Proprietà Sperino: il nebbiolo nordico con i modi del pinot nero
“Ha un ritmo che altri faticano a tenere con altrettanta regolarità e continuità (per una settimana!), e questo grazie a un profilo aromatico nitido (cacao, carne, fiori, tratti vegetali piccanti), a una trama tannica sottile ma vibrante (appena ossuta nella terza parte), e a un’acidità che insaporisce con la giusta misura (che lo fa apparire nervoso, ma non sbilanciato). Mi piace perché porta in superficie la tempra del nebbiolo nordico con i modi di un pinot nero. Le uve arrivano dai vigneti di Ormeggio e Castagnola in regione Orolungo, e dal Covà, in regione Castello. Inizierei a berlo tra due anni.” – Francesco Falcone, Alto Piemonte, Enogea 29, feb/mar 2010
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Intuito da intenditori: Dietro le quinte di una pièce molto personale
”I prodotti che vogliamo importare devono avere come fondamenti imprescindibili eleganza, bevibilità e legame con il territorio”. Prosegue Leonardo: “Senza dimenticare che i vini devono essere espressione diretta di chi li fa”.
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Continua Mario: “Organizziamo dopo ogni viaggio delle ulteriori sessioni di assaggio alla cieca, mescolando grandi e piccoli produttori e coinvolgendo un panel di degustatori piuttosto variegato”. Ma ciò che più di ogni altra cosa ha permesso al duo toscano di importare sincerità a base vino, sta nel fatto di non aver mai perso la propria matrice di appassionati. – Marco Tonelli, Spirito diVino, apr/mag 2010
Leggi tutto...La vendita all’asta della Tour d’Argent
Il mitico ristorante parigino La Tour d’Argent (esiste dal 1582), famoso tanto per la fornitissima cantina quanto per la splendida vista su Notre Dame, ha venduto 18.000 bottiglie all’asta – per proporre agli appassionati delle bottiglie pronte da bere – come hanno dichiarato dal ristorante – per svuotare le proprie cantine in un momento difficile – come hanno suggerito altri. La bottiglia venduta al prezzo più alto, 25.000 Euro, è stata il Cognac Fine Champagne Clos de Griffier imbottigliato nel 1788. Il ricavato della vendita di tale bottiglia, è andato a beneficio di un’associazione di carità.
Leggi tutto...Uno studio condotto da psicologi dimostra come la scelta del vino sia correlata a diversi tipi di personalità
Lo studio condotto alla Charles Sturt University ha preso in considerazione 45 uomini e donne, fra i 40 e i 45 anni, che sono stati invitati a scegliere fra un vino spagnolo secco e uno dolce. A seguire, i due gruppi hanno compilato un questionario, un test psicologico che aiutava a delineare la personalità dei partecipanti.
Ebbene, lo studio ha rivelato che chi predilige un vino bianco dolce ha un alto livello di impulsività e una minor tendenza ad aprirsi verso gli altri e verso nuove situazioni rispetto a chi invece, fra i bianchi, preferisce quelli secchi.
Secondo gli scienziati, la ricerca suggerisce anche che i neurotrasmettitori del cervello che svolgono un ruolo importante nella dipendenza dalle droghe potrebbero avere a che fare anche con la preferenza di cibi dolci: un recente studio mostra infatti che le abitudini alimentari degli obesi mettono in moto dei meccanismi 'di ricompensa' simili a quelli che avvengono nei tossicodipendenti.
Leggi tutto...Quando fa freddo… ovvero gli olandesi nel XVII secolo
“Sulla loro capacità di bere, lo sconcertato ambasciatore inglese , Sir William Temple, azzardò: ‘Le qualità nella loro aria possono renderli inclini al bere. Perché sebbene l’uso o l’eccesso del bere possa distruggere le abilità degli uomini che vivono in climi migliori, d’altra parte, può migliorare le abilità di quelli che vivono in climi uggiosi, e può essere necessario scongelare e smuovere lo spirito del cervello ghiacciato o inattivo.” – Hugh Johnson, Story of Wine
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Guida dei vini che fanno bene
“Da quindici anni, Sandrine Cohen e Nicolas Dubos pubblicano ‘Vini e Salute’, il cui scopo è di ripristinare l’immagine del patrimonio di vigne francesi e di fare il punto sugli studi scientifici che dimostrano i benefici di un consumo normale di vino. La selezione di vini proposti (da tutte le regioni) dà, per ogni vino, tre dati analitici sul potere antiossidante.” – La Revue du vin de France, Dicembre 2009
Leggi tutto...1855: Dove sono i vostri vini? Il sito accumula ritardi di consegna e i commissari contabili s’inquietano dello stato finanziario dell’impresa. I clienti sono ansiosi.
“L’elegante Emeric Sauty de Chalon l’aveva promesso: con la messa in opera di una nuova piattaforma logistica, i ritardi di consegna non saranno presto che un brutto ricordo. Sfortunatamente, sono sempre numerosi i nostri lettori che si lamentano di ritardi molto importanti… Apprendiamo che al 31 dicembre 2008, 19,9 milioni di Euro di vini, principalmente ‘en primeur’, pagati dai clienti, non erano ancora stati consegnati.” – La Revue du vin de France, Dicembre 2009
Leggi tutto...I gioielli di Clos Rougeard si fanno notare alle aste
Nella “Top Ten” delle aziende più ricercate dell’anno, non potevano mancare i vini dei fratelli Foucault. Sulla rubrica “In diretta dalle aste” della Revue du vin de France di dicembre 2009, Le Bourg 2005 è quotato a 177 Euro, Le Poyeux 2005 a 69 Euro, il Brézé 2005 a 96 Euro. Ricordiamo che alcune bottiglie di Poyeux 2006 sono ancora fuori dal giro delle prenotazioni (uscita 2006: fine maggio 2010), mentre per Le Bourg 2006 e per il Brézé 2006 è solamente possibile la lista di attesa. Ci sembra infatti corretto – nella ripartizione delle poche bottiglie che riusciamo a importare – privilegiare i clienti che hanno acquistato tali vini sin dall’inizio.
Leggi tutto...La musica di sottofondo influenza la percezione del vino
Da un esperimento della Heriot Watt University. È stato dato un bicchiere dello stesso vino da sorseggiare a 250 persone che sono state divise tra quattro stanze dove erano diffuse in sottofondo le seguenti musiche:
Stanza 1: potente e pesante (Carmina Burana – Orff)
Stanza 2: sottile e raffinata (Valtzer dei fiori (Schiaccianoci) – Tchaikovsky)
Stanza 3: briosa e rinfrescante (Just Can’t Get Enough – Nouvelle Vague)
Stanza 4: dolce e morbida (Slow Breakdown – Michael Brook)
È stato poi loro chiesto di definire il vino bevuto con una coppia di aggettivi da scegliersi tra quelli che definivano la musica delle varie stanze (es: potente e pesante). Per ciascun gruppo di ciascuna stanza, per una percentuale variabile dal 25% al 60%, la percezione del vino si è discostata dalla media generale verso la definizione del vino che ricalcava la musica della propria stanza. Il gruppo che aveva sentito una musica sottile e raffinata si era quindi orientato in maggioranza a definire anche il vino come sottile e raffinato, e così era funzionato per tutti gli altri gruppi. Se manca lo Champagne, può dunque bastare un CD dei Rolling Stones?
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Al Bibenda Day 2010 tre vini del nostro catalogo
Con piacere comunichiamo la presenza di 3 etichette distribuite dal Teatro del Vino tra i 25 del Bibenda Day 2010, che si svolgerà al Cavalieri Hilton di Roma sabato 20 marzo 2010. Il Fleur de Passion si potrà assaggiare accanto a un mostro sacro come la Grande Année di Bollinger, il Lopez de Heredia Tondonia Tinto Gran Reserva 1981 accanto al grande Rayas, il Muntada 2001 di Gauby accanto al mitico Mouton-Rothschild.
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Sua maestà il Pinot Noir si degna di ricevere…
Da lunedì 22 a sabato 27 marzo si rinnova l’appuntamento biennale con i Grands Jours de Bourgogne. Questi gli eventi principali:
Lunedì 22: Chablis
Martedì 23: Côte de Nuits (Chambolle, Vosne, Nuits, Gevrey, ecc.)
Mercoledì 24: Mâconnais (una scappata in Champagne?)
Giovedì 25: Côte Chalonnaise (una puntatina a Sancerre?)
Venerdì 26: Côte de Beaune (Meursault, Puligny, Pommard, ecc.)
È un appuntamento cui ogni “malato” di Pinot Noir dovrebbe partecipare almeno una volta nella vita. Ricordatevi che è necessaria la pre-registrazione sul sito www.grands-jours-bourgogne.com per accedere ai vari siti dove si svolgono le degustazioni.
Leggi tutto...Qualcuno beve ancora Porto?
“Personalmente, amo il Porto. Specialmente I buoni tawny di 20 anni, che ho scoperto anni fa poiché non avevo né il tempo né la pazienza per investire in Porto Vintage. Ma non posso ricordare l’ultima volta che ho bevuto Porto.
In parte perché ho perduto la voglia di bere dopo cena. Quando finisco una cena, sono in genere soddisfatto e contento, pronto per alzarmi e muovermi. Non amo molto i desserts, inoltre. Alle feste, quando possiamo servire un piatto di formaggi, c’è tanto vino sulla tavola che aprire un’altra bottiglia sembra troppo. Se c’è l’occasione per un Porto e ho ancora appetito, più facilmente mi abbandono a un Madeira o a un digestivo.
Mi sento in dovere di trovare un posto per il Porto nel giro. Ma ho bisogno di aiuto, ho bisogno di idee. Così chiedo di nuovo, qualcuno beve Porto ancora? Quando e come? Quali bevete? Ne bevete con cibi diversi da formaggi e dolci? I suggerimenti sono benvenuti.”– Eric Asimov, The Pour, 13 ottobre 2009
Leggi tutto...Terre del Sillabo rinuncia al Sauvignon Blanc 2008
Dopo mesi di assaggi e rinvii, Giampi Moretti ha deciso, vista la qualità non eccelsa della vendemmia 2008, di non imbottigliare il Sauvignon Blanc 2008.
Questa decisione, se da un lato ci mette in difficoltà per la forzata discontinuità portata nelle carte dei vini che lo propongono, lancia allo stesso tempo un segnale ben chiaro (che fa seguito al raggiungimento dell’eccellenza nella guida vini dell’Espresso 2010) dell’assoluta ricerca qualitativa che oramai Giampi si è imposto.
E, aggiungiamo noi, dell’assoluta purezza della viticoltura messa in atto da un appassionato vignaiolo e dell’assoluta onestà nei confronti dei propri clienti.
Leggi tutto...Il territorio o la politica?
Perché i vigneti più prestigiosi del mondo sono situati in Borgogna, a Bordeaux, sulle rive della Loira, in Toscana e non attorno a Parigi o nel Massiccio Centrale? La risposta è storica, economica, sociale e soprattutto… politica.
Scrive Robert Pitte: “L’illusione dell’importanza del territorio è dunque il segno della storia della ripartizione dei vigneti di qualità in Francia. Illusione pericolosa nella misura in cui il territorio non presenta interesse altro che al prezzo di uno sforzo costante di ricerca qualitativa”.
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Roger Dion, scrive nel 1952 in un testo brillantissimo intitolato: Disputa degli antichi e dei moderni sui fattori della qualità dei vini: “il ruolo del terreno nell’elaborazione di un grand cru, va difficilmente oltre quello della materia nell’elaborazione di un’opera d’arte”. E se oggi i vini di Borgogna, di Toscana o di Porto sono famosi nel mondo intero, è piuttosto grazie a parametri geopolitici e storici che gli hanno assicurato molto presto una supremazia in rapporto ad altre regioni vitivinicole, alcune anche scomparse oggigiorno. – Jérôme Badouin, La Revue du vin de France, nov 2009
Leggi tutto...Larmandier-Bernier: Champagnes puri e naturali
Le opinioni differiscono circa ciò che fa un produttore grande, ma tutti riconoscono che gli Champagnes di Pierre Larmandier sono particolarmente naturali e puri.
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Le sue viti sono coltivate in biodinamica, soprattutto perché le radici scendano in profondità nel suolo e raggiungano la roccia madre, provvedendo nutrienti per la pianta durante tutta la stagione di crescita. Le uve sono raccolte tardi e a mano per la maturazione ottimale, sia per gli zuccheri che per la maturazione fenolica che dona il ricercato tocco di complessità.
“Vieille Vigne de Cramant” Grand Cru Blanc de Blancs Extra-Brut 2004
Questa è l’espressione più pura dello stile Larmandier basato sul territorio. I profumi salini della terra sono inconfondibili. Ma sono avvolti in squisiti aromi di olive verdi ed erbe come salvia – nessuna maison di Champagne ha mai avuto simili aromi! Latente, splendidamente ricco, profondi aromi si dispiegheranno con più tempo (2011-2012). – Michael Edwards, The Finest Wines of Champagne
Leggi tutto...Vieux Télégraphe 3° nel Top 100: continua la scalata
Quando lo Châteauneuf-du-Pape divenne la prima “Appellation d'Origine Côntrollée” (AOC), nel 1936, Vieux Télégraphe era già stato operativo da 40 anni. Oggi, i fratelli Daniel e Frédéric Brunier coltivano i 173 acri aziendali di vigneti locati nel famoso settore di “La Crau”. Questo vino rosso è una miscela di 65% Grenache con il 15% di Syrah e il 15% di Mourvèdre, più un po’ di Cinsault, Clairette e altre varietà, tutte provenienti da viti con una media di 60 anni di età. – Wine Spectator TOP 100 Wines 2009
Leggi tutto...I Grand Cru dell’antica Roma
Assai celebrato era il vino di Falerno, prodotto nella zona di Capua.
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Molto apprezzato era anche il vino prodotto nella zona di Fondi, il Cecubo; rinomato era anche il Mamertino, prodotto nel messinese. Secondo la classificazione di Plinio il vecchio esistevano circa 80 vini di pregio, due terzi dei quali provenienti dal territorio italico. Ma anche i vini di Marsiglia e quelli iberici erano assai celebrati, sebbene i primi godessero fama di essere “affumicati” e quindi tossici, a causa del processo di conservazione che implicava l’uso di polvere di marmo, zolfo e resina.
Un Falerno dava il meglio di sé dopo 15-20 anni di invecchiamento. In genere, comunque, la lunga maturazione era un presupposto essenziale per la qualità. – Andrea Frediani, 101 segreti che hanno fatto grande l’impero romano
Leggi tutto...Lorenzo Faccoli
Interprete di riferimento del Montorfano, elabora Franciacorta di grande personalità marcati dal pinot nero e dal calore mediterraneo del suo precoce terroir.
Franciacorta Brut: Più spazio al disegno e all’integrità del frutto rispetto alle consuetudini della Casa, più pulizia e tonicità senza con questo nemmeno sfiorare il tecnicismo delle cuvée meno personali. Solita tenacia invece al palato, cremoso e succoso nella parte centrale, più ricco di tagli e di sale nella terza frazione. Insolita persistenza di erbe mediterranee a chiudere. Una garanzia. – Francesco Falcone, Enogea 27, ott/nov 2009
Leggi tutto...Le Osterie – Alda Merini
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti
dove la gente culmina nell'eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l'acre vapore del vino
indenne,
meglio l'ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l'indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

Terre del Sillabo per la prima volta ottiene l’eccellenza da una guida (l’unica a cui manda i campioni!)
“Giampi Moretti, persona riservata di grande sensibilità, oltreché vignaiolo curioso e appassionato, gestisce questa piccola azienda familiare insieme alla moglie Clara. Gli elementi che la distinguono dalla routine della zona sono diversi, primo fra tutti la localizzazione dei vigneti, disposti in Valfreddana, non lontano dalla città di Lucca, una valle stretta, dalle escursioni termiche sensibili; in secondo luogo, la scelta di impiantare sauvignon e chardonnay (e siamo nella prima metà degli anni 90). I vini dimostrano un carattere originale e, nelle annate propizie, buone doti di longevità. Alle etichette base si affiancano da tempo le selezioni Spante e Gana. Più recente l’entrata in scena del macerativo Mati.
Quasi clamoroso notare che uno dei migliori Sauvignon dell’anno provenga dalla Toscana. Ma il Gana non è nuovo a tali performance, anche se stavolta si è davvero superato.”– Guida Espresso Vini d’Italia 2010
Leggi tutto...Le classificazioni in Borgogna
Nel 1415, l’editto del re Carlo VI precisa che “sono chiamati vini di Borgogna quelli che sono prodotti al di sopra del Pont-de-Sens”. Divideva i vini in due categorie: la Bassa-Borgogna e l’Alta-Borgogna.
Più di recente, la legge del 1 agosto 1905, completata dalla legge del 6 maggio 1919, regola le classificazioni in Borgogna.
Dalla lista ufficiale del 18 maggio 2004:
i vigneti Grand Cru sono 33 (es: Clos Vougeot, Montrachet, etc.);
i vigneti Premier Cru sono 623 (es: Chambolle-Musigny Les Charmes, Chablis Montmains, etc.);
i comuni che possono fregiarsi della denominazione “village” sono 44 (es: Chambolle-Musigny, Chablis, etc.);
le denominazioni regionali sono infine 23 (es: Bourgogne Blanc, Crémant de Bourgogne, etc.).
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Causa di forza maggiore
"C’è un istante tra il quindicesimo e il sedicesimo sorso di champagne, in cui ogni uomo è un aristocratico."
La “giallista” Amélie Nothomb, autrice di culto in grado di produrre bestsellers come pochi altri al mondo, è da poco uscita in Italia col suo nuovo romanzo, un libro il cui protagonista è da molti di noi ben conosciuto: lo champagne.
Anche per i non amanti del genere, s’impone l’acquisto. Se non altro per dissipare un dubbio: e se fosse proprio lo champagne il colpevole?
Scherzi in ritirata, chi lo ha letto ci assicura che si parla davvero di champagne – una passione della scrittrice – con fantasia e competenza per buona parte del libro.
Leggi tutto...Vignerons d’Europe
Dal 5 al 7 dicembre si terrà a Firenze la seconda edizione di Vignerons d’Europe, un evento organizzato da Slow Food che invita oltre 1000 viticoltori provenienti da tutta Europa a confrontarsi sul futuro del vino nel Vecchio Continente. L’evento si propone di dare forza alla voce dei piccoli produttori – spesso dimenticati dalle varie commissioni parlamentari e dai vari progetti governativi – con la stesura di un documento che possa lanciare un messaggio forte e chiaro alla politica e ai consumatori europei. Ma quanta energia ha Carlo Petrini?
Leggi tutto...Degustazione champagne alla cieca di Francesco Falcone
Larmandier-Bernier Rosé de Saignée
Colore rosso cupo ed evoluto, inusuale quanto coinvolgente. Naso di sangue e terra, metallo e fiori, agrumi e cassis. Bocca materica e divertente che incastra miracolosamente tannini, acidità, carbonica e sale. Chiusura di ampiezza sconvolgente, tutto viola, radice di liquirizia e scorza d’arancia. Un Pommard con le bollicine. Ipnotico.
Benoit-Lahaye Grand Cru Essentiel Brut
Astro nascente tra i giovani vignaioli della montagna di Reims, Lahaye ha il dono dell’equilibrio: lo spirito artigiano delle sue cuvée non è mai sinonimo di vini ossidati e cervellotici, ma di Champagne costruiti con rigore, e saldamente ancorati al proprio terroir. Anche questo Brut Nature è davvero buono: al naso profuma di frutta secca, mela matura e mandarino, e al palato è gustoso, vitale e saporito nell’acidità, ottimo nella distribuzione, lungo nella chiusura. Un aperitivo intelligente. – www.enogea.it
Leggi tutto...Un’occhiata alla vendemmia 2009 in Francia
Una veloce carrellata delle zone più prestigiose della Francia, dove l’annata, ovunque calda, ha dato scarsa quantità e vini ricchi. Il rischio può essere la poca acidità, soprattutto per i bianchi. La regola per la scelta resta sempre la stessa: sono sufficienti i migliori territori nelle annate buone o grandi, mentre i migliori produttori (con gli ovvi costi aggiuntivi) sono da preferirsi nelle annate piccole o medie.
Alsazia– Millesimo di buona concentrazione; per i bianchi secchi il solo rischio è una possibile mancanza di acidità.
Bordeaux – Una buona annata, ricca; il rischio, anche qui, è nella possibile mancanza di freschezza.
Borgogna– Continua la leggenda delle annate che terminano con il 9; ottima annata per i vini rossi, opulenti. Buona per i bianchi.
Champagne– Buona annata, sicuramente da millesimo, con un po’ di acidità in più poteva essere grande come la 2008.
Languedoc-Roussillon– Quantità un po’ in ritirata, rossi ricchi e bianchi a rischio acidità; dunque, sui bianchi scegliamo il produttore!
Loira– Annata ottima per i vini demi-sec o dolci (moelleux), ma troppo calda per i bianchi secchi. Buona per i rossi. Niente bolle nel 2009.
Rodano– Siamo alle solite: grande ricchezza ma rischio freschezza; rossi sopra i bianchi.
Leggi tutto...L’etichetta del vino condiziona la cena al ristorante
Da uno studio della Cornell University.
A diversi clienti diun ristorante francese negliUSA è stato offerto un bicchiere dello stesso vino, nel 50% dei casi versato da una bottiglia etichettata come vino californiano, negli altri casi versato da una bottiglia etichettata come vino del North Dakota. Il risultato è sorprendente: i clienti che supponevano di bere il vino californiano hanno meglio apprezzato il pasto e hanno mangiato l’11% di cibo in più.
In seguito l’esperimento è stato replicato, sempre con bottiglie di differente prestigio, al Cordon Bleu di Parigi e all’Istituto Apicius di Firenze con gli stessi risultati: la sola idea di bere un vino con un’ottima reputazione fa apprezzare maggiormente anche il cibo. Quindi stop al sommelier in sala, e si sostituisca con lo psicologo! – ScienceDaily, 11 Agosto 2007
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Le migliori 99 maison di champagne 2010
È appena stata presentata la nuova edizione (2010) “le migliori 99 maison di champagne” delle Edizioni Estemporanee (acquisto online su www.edest.it) curata da Luca Burei e Alfonso Isinelli con la collaborazione di alcuni tra i migliori palati italiani.
La guida, alla seconda edizione, cresce nei contenuti, nella precisione e, ancor più, nel coraggio delle proprie recensioni. Non si esita, infatti, nel prendere posizione a favore di qualche champagne tra i meno noti, mentre non ci si prostra di fronte ai mostri sacri, esaltandone le migliori cuvée solo in caso di grandi assaggi, parificandoli dunque con i “comuni mortali”.
Una guida quindi per appassionati di bolle e non per buyers di discoteche modaiole.
Leggi tutto...I numeri delle guide (in rigoroso ordine alfabetico!)
AIS: 298 vini ottengono 5 grappoli; 1.632 aziende censite
Espresso: 214 vini ottengono 5 bottiglie; 2.520 aziende censite
Gambero Rosso: 391 vini ottengono 3 bicchieri; 2.253 aziende censite
Veronelli: 375 ottengono super 3 stelle; 3.013 aziende censite
In fase di scelta delle aziende la guida AIS è dunque la più selettiva, mentre la guida Veronelli è la più aperta.
In fase di determinazione delle eccellenze la guida dell’Espresso è invece nettamente la più severa, al contrario le guide dell’AIS e del Gambero Rosso sono le più generose.
Leggi tutto...AFSSA smentisce FSA: il cibo biologico è nutrizionalmente superiore.
Una nuova ricerca, questa volta redatta in Francia, produce conclusioni che stravolgono completamente i risultati dello studio inglese che, lo scorso agosto hanno scosso il mondo bio. La ricerca dà una conclusione diametralmente opposta, questa volta coordinata dall'agenzia alimentare francese AFSSA (omologa dell'ente britannico). Tra le peculiarità riscontrate solo nel biologico, una maggior presenza di elementi e minerali come ferro e magnesio e una maggior concentrazione di polifenoli antiossidanti come fenoli e acido salicilico. A proposito dei livelli di carboidrati, proteine e vitamine non sono stati raccolti dati sufficienti per una valutazione adeguata mentre la carne bio contiene una maggior quantità di grassi polinsaturi di quella tradizionale.
L'elemento che contraddistingue la ricerca francese distinguendola da quella della FSA inglese è la sicurezza alimentare. Il cibo bio, per esempio, non contiene pesticidi tra il 94 e il 100%, l'ortofrutta bio, invece, spicca per una concentrazione del 50% inferiore al convenzionale di nitrati. I cereali biologici contengono quantità di micro tossine analoghe al prodotto convenzionale.
Troverà spazio sui giornali l’autorevole ricerca francese? Dubitiamo. C'è una volontà diffusa, in vari segmenti dell'industria agroalimentare anche in Italia, nel voler ridurre quanto di meglio vi sia nella produzione biologica. La qualità dei prodotti e il lavoro delle persone che si sforzano di coltivarli. – www.greenplanet.net, 11 settembre 2009
Leggi tutto...Il caso Champagne – Oltre un miliardo di bottiglie in cantina
“Da una parte 150 case produttrici, dall’altra parte 15.000 vignaioli sul piede di guerra… le vendite sono crollate del 23% nei primi mesi del 2009.Che fanno le grandi Maison per rientrare sui costi? Vogliono risparmiare sull’uva. Un taglio da circa la metà rispetto al 2008: da 14 a 7,5 tonnellate per ettaro. I vignerons insorgono (“sotto le 10,4 tonnellate non se ne parla”) accusando le grandi Maison di voler approfittare della crisi per strozzare i produttori e comprarsi le vigne a prezzi stracciati… Per fare una bottiglia di champagne ci vogliono 1,2 chili di uva. Nel 2008 il prezzo strappato dai vignaioli è stato di 5,35 euro al chilo. Ora potrebbe scendere a 4,5 euro… I vignaioli accusano le grandi Maison di aver stoccato bottiglie durante la recessione per alterare in loro favore gli equilibri di potere. Le Maison giurano di non aver previsto il calo del mercato dopo 15 anni di botti vuote e consumatori ubriachi.” – Michele Farina, Il Corriere della Sera, 23 agosto 2009
Leggi tutto...Un Barolo scoppiettante
“Un vero e proprio fuoco d’artificio, ma non come potrebbe pensare chi già conosce i vini di Sergio Germano. Qui, più che la struttura, a farla da padroni sono i profumi che raggiungono ampiezze varietali come da tempo non mi capitava di incontrare. Splendida comunque anche la fusione strutturale, che garantisce beva ad un vino pur sempre esuberante specie nella fase alcolica. In beva.” – Alessandro Masnaghetti, Enogea, giugno/luglio 2009
Leggi tutto...Le attese influenzano il senso del gusto
Due scienziati hanno condotto un esperimento su gruppi di persone cui è stato versato un vino valutato da Parker 92/100 ed è stato chiesto loro di dare una valutazione e di dire quanto avrebbero pagato il vino.
Gruppo1: informato prima circa la valutazione di Parker;
Gruppo2: informato prima con una falsa valutazione di Parker (72/100);
Gruppo3: informato dopo circa la valutazione di Parker;
Gruppo4: informato dopo con una falsa valutazione di Parker (72/100);
Gruppo5: nessuna informazione.
Il Gruppo1 è quello che ha valutato meglio il vino e il Gruppo2 è quello che ha valutato peggio il vino, e anche quello meno disposto a pagarlo caro. Nel Gruppo5 nessuno sbilanciamento. La sorpresa è che né il Gruppo3, né il Gruppo4 hanno cambiato la loro valutazione dopo aver conosciuto quella di Parker (vera o falsa che fosse).
Da questo si capisce non solo quanto siamo influenzabili, ma ancor più quanto sia importante per un ristoratore o un enotecario l’esaltare il vino PRIMA che sia bevuto. – ScienceDaily, 14 settembre 2009
Leggi tutto...La rivoluzione di Calce
“Succede qualcosa nei vigneti, un evento entusiasmante, una rivelazione. Dove? Nel Roussillon, regione dagli accenti sudisti pronunciati. Là, un piccolo gruppo di viticoltori esplora una nuova via e comincia a voltare la pagina dei vini oltraggiosamente legnosi, strapotenti, pesanti… Molti appassionati conoscono Calce, dove da oltre venti anni si distingue un vigneron audace, Gerard Gauby, oggi spalleggiato dal figlio Lionel. Come molti, Gerard Gauby si è prima fatto conoscere producendo vini neri, possenti, legnosi… Un giorno, l’evidenza: “non voglio fare più questi vini”… ha scelto di condurre le sue vigne in biodinamica. In cantina, ha rinunciato alla diraspatura, poi ha ridotto al massimo le estrazioni. Si è messo ad affinare i suoi vini in cemento o in foudres (botti grandi) di origine austriaca che restituiscono la purezza del frutto… in rosso come in bianco, lasciano una bocca pulita, pura, eterea. Si posa il bicchiere con la voglia di riempirlo ancora.” – Denis Saverot, La Revue du Vin de France, settembre 2009
Leggi tutto...Vino rosso contro il cancro (per chi ancora non è convinto…)
Una rivista scientifica americana (International Journal of Cancer) ha pubblicato un vasto studio realizzato tra il 2002 e il 2003 su una popolazione di 84.170 Californiani di età 45-69, che dimostra come il consumo regolare di vino rosso diminuisce i rischi di cancro alla prostata grazie al potere antiossidante dei polifenoli. A quando la prossima smentita?
Leggi tutto...Radicata nella Rioja, la Tradizione guadagna nuovo rispetto
“Forse nessuna azienda al mondo vigila le sue tradizioni così orgogliosamente e fermamente come Lopez de Heredia, specialmente in una regione come la Rioja, che è stata spazzata da profondi cambiamenti negli ultimi 25 anni. Per quanto ammuffita e vecchio stile Lopez de Heredia possa sembrare, è paradossalmente una azienda all’avanguardia, la sua viticoltura e la sua vinificazione sono un brillante, visionario esempio per giovani produttori proiettati nel futuro in tutto il mondo.
Come è possibile? Mentre Lopez de Heredia è stata fedele alle sue tecniche onorate dal tempo nei suoi 132 anni di storia, il resto del mondo ha speso decadi cercando ottusamente di migliorare quello che fa, solo per arrivare a chiudere il cerchio finendo dove Lopez de Heredia è sempre rimasta.” – Eric Asimov, The Pour, 11 agosto 2009, New York Times
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Quando le vigne sono “paesaggi culturali” per l’Unesco
Nel 1992 l’Unesco ha creato la categoria dei “paesaggi culturali”, che designano luoghi dove natura e cultura si alleano per farsi “patrimonio dell’umanità”. Per sette volte tale riconoscimento è stato dato a paesaggi viticoli. Primo fra tutti, nel 1997, le magnifiche Cinque Terre. Gli altri sono:
Il villaggio di Saint-Èmilion nel Bordeaux (1999), l’impressionante valle del Douro (2001) dove nascono i grandi Porto, la maestosa valle superiore del Medio-Reno (2002)in Germania, il Monte Tokaj in Ungheria (2002), le falde del vulcano di Pico nelle Azzorre (2004) con le sue viti racchiuse dal basalto e i vigneti di Lavaux in Svizzera a picco sul lago Léman.
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Brunello 2004? Da Decanter una mezza bocciatura
« “Anche per gli inglesi c’era molta aspettativa, dopo la prova molto interlocutoria (si dice cosi?) offerta dai della torrida, estrema annata 2003, per i Brunello di Montalcino di quell’annata 2004 che era stata presentata, urbis et orbis, anche dal Consorzio, come la “grande annata a cinque stelle”, quella del riscatto, dopo i pasticci, diciamo così, combinati nell’annus horribilis (solo in quell’anno?) di Brunellopoli.
Invece, come ho raccontato in un ampio resoconto pubblicato – leggete qui – sul sito Internet dell’A.I.S., è successo che dopo aver organizzato nei mesi scorsi a Londra un corposo wine tasting di 157 Brunello 2004, Decanter se ne sia uscito, per fortuna nel numero di agosto, che gode di minore visibilità rispetto a quelli di giugno o ottobre, con un corposo resoconto della degustazione
…
Ben più preoccupanti sono i commenti al tasting, raccolti dall’editor della rivista Guy Woodward, relativi alle opinioni espresse da un tasting panel composto da otto persone, tra cui due Master of Wine (una delle quali l’ottima Rosemary George, che i vini toscani li conosce benissimo), e da esperti di grande esperienza come Margaret Rand, Anthony Rose, Walter Speller e Steven Spurrier.
Basterebbe l’occhiello dell’articolo, che recita: “l’inconsistenza dei vini manda a pallino quella che era attesa e considerata come una grande degustazione, con i giudici che hanno trovato molti vini semplici e diluiti, espressione di un’annata cinque stelle”
…
Dall’articolo scaturisce un’opinione condivisa secondo la quale molti dei Brunello 2004 non presentino affatto un valido rapporto prezzo-qualità. Per Margaret Rand “lo standard dei vini era abbastanza alto, ma non abbastanza per il loro prezzo”, con una tendenza del celebre vino toscano “a dormire sui propri allori”. » – Franco Ziliani, vinoalvino.org, 16 luglio 2009
Leggi tutto...E l’Italia?
Alcuni grandi eno-giornalisti di tutto il mondo sono stati intervistati per un dossier della RVF di luglio/agosto 2009. Tra le domande, una era: “Secondo voi, quali sono le regioni vitivinicole più interessanti al mondo oggi?”.
Bene, tra gli undici che hanno risposto a questa domanda, solo in quattro hanno citato delle regioni italiane. Tra quelli che si sono dimenticati dell’Italia ci sono giornalisti come Jancis Robinson (GB), Simon Tam (Cina), Eduardo Viotti (Brasile), mercati quindi importantissimi. Qui bisogna lavorare d’immagine! O di potere?
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Ancora sulle chiusure: il tappo in vetro Vino-lok sul Penfolds Grange
La Penfolds sta mettendo su parte della produzione del suo mitico “Grange” la chiusura in vetro Vino-lok, brevettata in Germania dalla CSI.
Vediamo i pro:
Piace!
Nessun problema di tappo (TCA)!
La bottiglia si ritappa senza sforzo e senza sbriciolature di sughero!
Non serve il cavatappi! (si apre in un attimo)
Nessuno scambio con l’esterno! (il vino si evolve comunque)
I contro invece:
Non serve il cavatappi! (e il rito?)
Nessuno scambio con l’esterno! (il vino non si evolve)
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Il vino di Hello Kitty
“Hello Kitty, il cartone kitsch che viene dal Giappone, è usato per promuovere un vino italiano. Tenimenti Castelrotto in Lombardia ha unito le forze con l’azienda di merci di lusso Camomilla per promuovere vini utilizzando la gattina dalla testa di melone nel suo packaging.
…
‘Hello Kitty non è solo per bimbi. È riconosciuta come una icona di culto tra i teenagers e gli adulti in tutto il mondo’ dice la winemaker Patrizia Torti, la cui famiglia è proprietaria di Castelrotto.
‘È stata trendy per anni. La vedete su ogni cosa, dalle borse ai vestiti alle Porsche, alle Smart. Siamo veramente orgogliosi che il nostro vino sia associato a lei.’” – Maggie Rosen, www.decanter.com, 4 giugno 2009
Leggi tutto...Bienvenue-Bâtard-Montrachet : l’altera opulenza
“Solo la leggenda ci dà un’indicazione sull’origine di questo ‘climat’ che portava un altro nome prima dei tempi delle crociate. Il signore di Puligny, per consolarsi della morte del figlio unico, ebbe un figlio illegittimo a cui si affezionò. Benvenuto, dunque, a questo bastardo!
Il Bienvenue-Bâtard-Montrachet è un cru ricco, consistente, opulento, simile al Bâtard. Dalla roccia pura del Giurassico medio dove s’infiltra con le sue radici, prende anche una bella mineralità. Si associa con una bella eleganza a delle sfumature olfattive di frutti a polpa bianca, la pesca di vigna in particolare. Con l’invecchiamento la razza di questo Grand Cru s’impone, con una sontuosa tessitura che si sviluppa armoniosamente e delle delicate sfumature di spezie, di cannella, di miele…”– Jacky Rigaux, Grands Crus de Bourgogne
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Ancora una volta (ma è l’ultima!) sui manga
Pur se anticipata dalla formidabile redazione della Mescita, anche la Revue du Vin de France scrive un articolo sul fenomeno soprannominato “mangavino”, dedicandogli ben cinque pagine sul numero di luglio/agosto 2009. Nell’articolo, si riportano alcune cifre che sorprendono: 3 milioni di esemplari venduti per ogni numero in Giappone, 3 milioni e mezzo in Corea e già 150.000 in Francia. Con tirature del genere, non occorre essere indovini per capire che tra non molto ne esisteranno anche edizioni in italiano. La vera sorpresa è però questa: in Asia la vendita dei vini di Borgogna (di cui molto si parla nei mangavino) è cresciuta tra il 2006 e il 2007 del 128%. Cifre straordinarie, che faranno rimettere mano alle strategie di marketing a molte aziende.
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Eduardo Viotti dice la sua
“Oggi c’è più vino da bere che consumatori al mondo. Dobbiamo fare uno sforzo per favorire il consumo, insistendo sulle virtù del vino per la salute, sull’arte di vivere e sulla bellezza dei vigneti.
…
Esiste un movimento pernicioso molto puritano che lotta contro il consumo di vino. Bisogna mostrare ai governi che il vino non è della stessa categoria degli alcool bianchi o delle altre bevande alcoliche, che è buono per la salute, la famiglia, la cultura e la tradizione.” – La Revue du Vin de France, luglio/agosto 2009
Leggi tutto...Erasmo Da Rotterdam la sapeva lunga
Nonostante il grande filosofo Erasmo da Rotterdam – l’autore di “Elogio della follia” – avesse problemi di calcoli ai reni, non si peritava di bere dell’ottimo vino, in particolare amava il vino della Borgogna, a proposito del quale scriveva: “di un sapore né dolce né duro ma vellutato, né freddo né bruciante ma fluido e inoffensivo, talmente amico dello stomaco che anche a berne in abbondanza non si sta per niente male”.
Leggi tutto...Peyre Rose domina la degustazione dei Languedoc
La prestigiosa “Revue du vin de France” (pubblica dal 1927!) nel numero di luglio/agosto 2009 ha stilato la classifica dei 100 migliori vini di Languedoc (400 campioni degustati alla cieca di tutti i migliori domaine). Di tutte le aziende sono state assaggiate, oltre alle bottiglie dell’ultima annata in commercio, anche alcune bottiglie di annate vecchie. Si sono quindi giudicate anche le potenzialità evolutive dei vini.
I vini di Marlène Soria hanno sbaragliato la concorrenza. Tutti i miti del sud della Francia sono rimasti alle spalle dei due grandi vini di Peyre Rose.
Al primo posto della degustazione, si è piazzato infatti il Clos des Cistes (“la definizione del grande vino meridionale civilizzato”).
Al secondo postosi è invece classificato il Syrah Léone (“più serico e immediatamente aromatico del suo gemello”).
Se un vino può fare pensare a un caso, due vini al vertice assoluto sono la garanzia che si ha a che fare con un domaine formidabile.
Leggi tutto...Nuovo attacco al vino; da un articolo sul Corriere della Sera del 5 luglio 2009
La rivista inglese Lancet, lancia una dura campagna contro il vino.
Non è dimostrato – vi si scrive – nessuno degli effetti benefici sul cuore e sui vasi di cui si parla spesso. I decessi in Europa dovuti all’alcool sono 1 su 10, e quindi vi si propongono 6 drastiche misure per contrastarne la diffusione.
1) Tassa sugli alcolici proporzionale al contenuto di alcool;
2) Monopolio di stato sulla vendita al dettaglio, istituzione fasce orarie di vendita, divieto ai minori;
3) Divieto di ogni forma di pubblicità anche se indiretta;
4) Stabilire un limite al tasso alcolico ammesso per la guida;
5) Potenziare la rete dei consultori per l’alcool;
6) Incrementare i programmi educativi sui rischi dell’alcool nelle scuole e campagne di informazione simili a quelle fatte per il fumo.
Se la prima reazione è di rabbia, un’idea malandrina ci si insinua nella testa: che gusto riunirsi come carbonari per bersi un grande vino comprato dal nostro pusher di fiducia…
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Viña Tondonia Blanco Gran Reserva 1973
“Un commento che odo sempre è che in Spagna non si fanno buoni vini che tengano anni in bottiglia, che invecchino bene e che possano non già mostrare le proprie virtù in capo a pochi anni, ma anche solo mantenersi vivi.
Così è. È un tema ricorrente, un’opinione generalizzata, pensare che il soggetto incompiuto della viticoltura spagnola siano i vini bianchi da invecchiamento.
Ma generalizzare ha sempre i suoi pericoli. Si corre il rischio di incappare in esempi del contrario.
…
È un piacere denudare la bottiglia dalla rete dorata, così classica. Frangere la ceralacca con attenzione fino ad aprirsi lo spazio sufficiente per stappare senza rompere il tappo. Verificare come il tappo stia in perfette condizioni: solido e compatto. Ricevere nelle narici le prime impressioni: perfetto, né ossidazione, né riduzione eccessiva. Finalmente versare il vino nel bicchiere e cominciare ad ascoltare quello che ha da dirci.
Ci parla con voce tersa e soave, con un discorso marcato dall’età, come non potrebbe essere diversamente: mieli, cere, favi; sottobosco, erbe aromatiche, camomilla; mela cotogna, pompelmo, susina bianca. Complessità. Ci sorprendono note di idrocarburi come nei vecchi riesling.
In bocca, buon corpo, untuoso e con l’acidità in primo piano che dà freschezza e vita. Buona persistenza e nel retrogusto, di nuovo, erbe e fiori secchi.
Un vino complesso e sorprendente. Unico nel suo genere. Un’eccellente dimostrazione di tipicità che non ci lascia indifferenti.
Senza dubbio, è valsa la pena aspettare.” – Directo al Paladar, aprile 2008
Leggi tutto...Borgogna in crisi?
Nel 2008 l’export dei vini di Borgogna è caduto del 15,5% in volume, dell’11,7% in valore, raggiungendo 93 milioni di bottiglie vendute per un totale di 635 milioni di Euro. I due principali mercati per i vini di Borgogna, Gran Bretagna e Stati Uniti, i quali rappresentano il 45% di tutto l’export della Borgogna, hanno ridotto entrambi il volume di import del 25%, ciò che rappresenta dunque il 90% della riduzione delle vendite.
Leggi tutto...Louis Remy al Vinòforum a Roma, il 20 giugno 2009
Pensiamo che non occorrano troppe parole per descrivere i vini che Madame Chantal Remy presenterà al Vinòforum a Roma. Facciamo dunque parlare le annate.
Verticale di Clos de la Roche:
- 1989
- 1990
- 1995
- 1998
- 1999
- 2005
Inoltre saranno proposte due annate di Latricières-Chambertin:
- 1976
- 1997
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Ancora dal Giappone
Ed ecco un altro manga! Il titolo è “Les Gouttes de Dieu”, pubblicato in Francia da Glénat.
Trattasi dell’avvincente storia di Shizuku Kanzaki, il giovane figlio del famoso enologo Kanzaki Yutaka. Yutaka muore lasciando una stupenda collezione di vini. Nel suo testamento Yutaka descrive 12 grandi vini e un tredicesimo vino ideale chiamato “Le Gocce di Dio”. Per prendere possesso del lascito, Shizuku deve scoprire questi vini, in competizione con lo spocchioso Issei Tomine – iper-mega-sommelier adottato da suo padre una settimana prima di morire. Shizuku è praticamente astemio, sembra destinato a soccombere, ma suo padre lo ha abituato fin da piccolo alla percezione dei più sottili aromi…
Beh, tra Cros-Parantoux, Mouton Rotschild, Yquem, e quant’altro si possa desiderare, si analizzano le annate, i produttori, le caratteristiche di tanti grandi vini (spesso francesi), il tutto cucito su una tensione ben mantenuta. E quando finisce un numero “tralasciando” di dire quale è il vino di cui si parla nelle ultime pagine, la voglia di fare un salto ad acquistare il numero successivo è forte!
L’incremento delle vendite di vino, soprattutto in Giappone e in Corea è stato sensibile! I Giapponesi fanno i manga, gli Americani fanno i film…
E gli Italiani? Dov’è la pretesa attitudine nazionale alla creatività? Nel rinascimento non ci si vantava di essere creativi, si creava!
Leggi tutto...Échezeaux: densi, polposi ed eleganti
“Negli anni 1930, quando nacquero le Denominazioni di Origine, si raggrupparono undici Lieux-dits, tutte parcelle classificate Premières Cuvées da Jules Lavalle nel 1855.
Il Grand Cru Echezeaux attuale è dunque recente. Fu istituito da un decreto del 1937 che confermava una delimitazione giudiziaria del 1925. Camille Rodier scrisse, nel 1920, che ‘si accorda ai vini di Flagey-Echezeaux una squisita finezza, una bella vinosità con un bouquet penetrante di biancospino e di violetta. Possiedono la maggior parte delle qualità dei grand cru di Vosne-Romanée con i quali possono essere confusi.’
Parlando in generale, gli Echezeaux si distinguono per un bel colore rosso rubino, un naso squisito di violetta, e una bocca più in tessitura che in consistenza, polposa e delicata.” – Jacky Rigaux, Grands Crus de Bourgogne
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Frédéric et Daniel Brunier: “Télégraphistes” maiuscoli
“’Siamo i garanti di un territorio storico, stiamo attenti a non mettergli il bavaglio’. A Bédarrides, nella Vaucluse, in denominazione Châteauneuf-du-Pape, Frédéric et Daniel Brunier elaborano vini dalla forte personalità, straordinari per la loro ricchezza e il loro equilibrio.
…
Autodidatti, senza mentori né consiglieri, ‘anti-flying winemakers castratori, timbro di viticoltori senza carattere’, i due fratelli rivendicano le loro scelte con forza. ‘I viticoltori perdono il loro animo in vini troppo soavi, sempre più gentili, vinificati per fare piacere’, tuona Daniel. ‘Noi non abbiamo mai seguito le mode successive come il legno a oltranza, la super-estrazione, le rotondità eccessive. Noi abbiamo la reputazione di elaborare vini che vanno contro al gusto attuale, più ricchi e più tannici di quello che richiederebbe l’aria del momento’. Affermano: ‘I tannini, non bisogna averne paura. Un grande vino di Châteauneuf ha del carattere, della complessità, della potenza, una bella struttura tannica che viene a equilibrare una grande ricchezza naturale’.” – La Revue du Vin de France, giugno 2009
Leggi tutto...Rosato di assemblaggio: Bruxelles ci ripensa
Ecco il comunicato con cui il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha commentato la decisione di non permettere che fosse equiparato un rosato da macerazione uve rosse (di sanguinata) a un rosato di assemblaggio tra vino bianco e rosso.
“Prendiamo atto con soddisfazione che Bruxelles rinuncia ad autorizzare le miscele di vini da tavola bianchi e rossi per produrre il vino rosato. È questa l’Europa che vogliamo, fondata sul rispetto delle identità, della qualità, della sicurezza alimentare e della tradizione.”
Una piccola vittoria della tradizione. Per adesso un unico mattoncino, ma se ne seguiranno altri avrà un grande significato.
Leggi tutto...Domaine Bachelet-Monnot
“Il valore non attende il numero degli anni: ecco un motto verificato con Marc e Alexandre Bachelet, rispettivamente 28 e 26 anni. Questi due giovani fratelli vignerons che hanno creato il loro domaine nel 2005 non posseggono vigneti, li affittano. Dai loro primi millesimi, eravamo stati sedotti per la precisione dei loro vini. Questo si conferma con dei 2008 che andranno lontano e che possiedono un’impronta ammirevole. Non mancate le loro superbe cuvées di Puligny-Montrachet.” – Olivier Poussier, La Revue du Vin de France, giugno 2009

I più influenti al mondo nel 2009 per la rivista Decanter

Top 10:
1) Richard Sands, 2) Robert Parker, 3) Mariann Fischer Boel, 4) Mel Dick, 5) Annette Alvarez-Peters, 6) Dan Jago, 7) Jean-Christophe Deslarzes, 8) Jancis Robinson OBE MW, 9) Nicolas Sarkozy, 10) Pierre Pringuet.
Top 10 new entries:
1) Jean Christophe Deslarzes (#7), 2) Nicolas Sarkozy (#9), 3) Pierre Pringuet (#10), 4) Ian Johnston (#14), 5) Ghislain de Montgolfier (#27), 6) Robert Shum (#28), 7) John Kapon (#31), 8) Greg Jones (#33), 9) Emilio Perdon (#35), 10) Gary Boom (#37).
Top ten fallers:
1) Frederic Rouzaud (down 21 places to #48), 2) Michel Rolland (down 9 places to #17), 3) Bernard Magrez (down 7 places to #29), 4) Stéphane Dernenoncout (down 5 places to #34), 5) Joseph Gallo (down 4 places from to #11), 6) Marvin Shanken (down 4 places to #19), 7) Hugh Johnson (down 4 places to #21), 8) Mel Dick (down 2 places to #4), 9) Bernard Arnault (down 2 places to #13), 10) Jean-Charles Boisset (down 2 places to #32).
Leggi tutto...Il mercato italiano tra 2007 e 2008: ma il rosato è un vino?
Consumo medio pro capite: litri 45 circa
Tipologie: vino rosso 50%, vino rosato 1%, vino bianco 49%
Bevono vino: tra le donne il 41%, tra gli uomini il 67%
Spesa media per bottiglia: 4,8 Euro
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Robert Parker e i “Blobbers”
Il re del “bevilo-perché-lo-dico-io”, colui che con un bel 100/100 può fare la fortuna di un’azienda (come pure rovinarla con un mediocre 80/100), ha avuto da ridire con alcuni bloggers che contestavano un suo articolo, e dopo averli tacciati di estremismo e di “talebanesimo”, ha per loro coniato un neologismo: blobbers.
Il declino della credibilità vitivinicola di mister Parker è oramai fuori di dubbio, ma questa vicenda ci suggerisce che il suo debordante ego potrebbe presto portarlo a eccellere in un nuovo campo: la linguistica.
Leggi tutto...Produttori di vini naturali, attenzione al trappolone!…
“Girano strane voci, messe artatamente in circolazione anche su qualche wine blog, si può immaginare da chi, che il prossimo anno rassegne come Vino Vino Vino e Vin Natur potrebbero svolgersi non nelle sedi che le hanno accolte quest’anno, e che fisicamente dimostrano una loro alterità rispetto al Vinitaly, ma nientemeno che confluire all’interno dello stesso Circo Barnum veronese, in un padiglione interamente dedicato. Magari presentato con un marchio accattivante, tipo Vini della terra, creato ad hoc e depositato.
E così, spacciata come operazione culturale, come apertura democratica ad una diversa idea del vino, ma in realtà costruita come processo di normalizzazione prenderebbe forma una vera e propria operazione di disinnesco della carica rivoluzionaria di chi il vino lo vive, lo produce, lo commercializza e lo promuove in maniera completamente diversa.
…
In fondo, se un certo tipo di consumatore consapevole mostra di averne le ‘scatole’ piene di quei vini seriali, vini marmellata, vini industriali, vini ‘commodity’ costruiti a tavolino per compiacere il mercato e se tanta gente mostra sincero, anzi, genuino interesse per i vini naturali, perché mai quel Grande Barnum, quella perfetta vetrina del Vino Italiano che è il Vinitaly dovrebbe continuare ad ignorarli?
Perché non includerli dunque e cercare di dimostrare che grandi differenze in fondo non ci sono e che si tratta solo di un diverso modo di affrontare il mercato, e alla fine di presentarsi e di vendere?
Cari amici produttori di vini naturali, attenti al trappolone, alla polpetta avvelenata che qualcuno vorrebbe spacciarvi per manicaretto!” – Franco Ziliani, vinoalvino.org
Leggi tutto...Joe Satake sbarca in Francia
Le avventure di Joe Satake, l’oramai celebre sommelier dei manga giapponesi, sono adesso stampate anche in Francia.
È la storia di un giovane sommelier che rifiuta il premio per miglior sommelier di Francia per andarsene in giro di vigneto in vigneto alla ricerca dell’indimenticabile vino che sua madre gli aveva fatto assaggiare quando era bambino.
Ogni volta che Joe stappa una bottiglia, l’eco in Giappone è tale da farne lievitare le vendite (sul mercato reale!).
Aspettiamo la risposta italiana. A quando un Dylan Do(c)g nelle Langhe con una Barbera nel bicchiere?
Leggi tutto...I Cru di Enogea: una risorsa preziosa.
Dedichiamo alcune righe alla descrizione delle cartine (formato 59×84) che Alessandro Masnaghetti Editore sta pubblicando da qualche tempo. Sono frutto di un lavoro certosino che, ne siamo certi, darà un grande impulso alla promozione eno-turistica delle zone censite (per adesso soprattutto i comuni delle Langhe ma non solo). Le cartine comprendono una descrizione della zona nel suo complesso e una descrizione dettagliata per ogni singolo cru con la mappatura dei proprietari di ciascun appezzamento.
A nostro avviso è un lavoro che riveste un’importanza straordinaria, e ogni DOC che si rispetti dovrebbe pensarci senza attendere che sia l’appassionato di turno a farlo (visto che i vari ministri del turismo nemmeno sono sfiorati dall’idea).
Quanti di noi godono nello spulciare le splendide cartine con il dettaglio dei vigneti della Borgogna, magari individuando il cru del vino che abbiamo nel bicchiere, e quanto la perfetta definizione dei vigneti ha fatto la storia (e la qualità!) della Côte d’Or?
In Australia – un paese relativamente nuovo dal (nostro) punto di vista vitivinicolo – la mappatura delle zone di produzione è già disponibile da parecchi anni, l’organizzazione di supporto al turista per ciascuna zona vitivinicola è perfetta. Evidentemente ci investono perché sanno bene quanto l’eno-turismo faccia aumentare la quota di export.
Leggi tutto...Clos de la Roche: la mineralità radiosa
“Il Clos de la Roche prende il suo nome dalla sua topografia. È quello che ‘si trova sulla roccia’.
Nel corso della sua storia, i viticoltori si stancavano e consumavano più velocemente che altrove i loro attrezzi, tanto il suolo era sassoso.
Un’altra ipotesi è stata tuttavia avanzata dalla storia: esisteva una roccia, tra il Latricères e questo vigneto dedicata a un culto celtico o druidico. Questa ‘Pietra vivente’, scomparsa oggi, era senza dubbio un frammento lapidario di un monumento megalitico eretto nell’epoca gallica, un dolmen o un corridoio coperto. Il Clos de la Roche ne perpetua la memoria.
Il Clos de la Roche, dona i Cru più consistenti di Morey. Strutturato e potente, esala un bouquet molto complesso, con delle note di frutta dominanti, la ciliegia selvaggia in particolare, ma anche delle sfumature di lampone, di mirtillo, di ribes nero, di caffè tostato… e un tocco di caramello, che si evolve in tartufo nero con l’età. Vi si associano spesso, con grazia, la viola, il mirtillo e il legno umido. Questo vino ricco e vigoroso è dotato di un grande potenziale di invecchiamento. Quando le annate hanno superato la loro giovinezza focosa, il suo bouquet si compone ammirevolmente , i suoi tannini si fondono, la sua mineralità si spiega su una tessitura di grande eleganza.” – Jacky Rigaux, Grands Crus de Bourgogne

Il mercato francese tra 2007 e 2008: il sorpasso del rosato sul bianco!
Consumo medio pro capite: litri 53 circa
Tipologie: vino rosso 69%, vino rosato 16%, vino bianco 15%
Genere consumatore: 45% donne, 55% uomini
Bevono regolarmente vino: quadri e professionisti 61%, impiegati 40%, operai 46%
Leggi tutto...Il mercato britannico tra 2007 e 2008: il leader resta il bianco
Consumo medio pro capite: litri 27 circa
Tipologie: vino rosso 46%, vino rosato 5%, vino bianco 49%
Bevono vino: tra le donne il 69%, tra gli uomini il 62%
Spesa annua media consumatore esperto (3,9 milioni): 660 £ sterline
Spesa annua media consumatore tradizionale (9 milioni): 351 £ sterline
Consumo di bottiglie: vino bianco 764 milioni, vino rosso 720 milioni, vino rosato 70 milioni
Leggi tutto...Il mercato degli Stati Uniti tra 2007 e 2008: gli uomini preferiscono le bionde… e gli whisky
Consumo medio pro capite: litri 12 circa
Tipologie: vino rosso 44%, vino rosato 17%, vino bianco 39%
Genere consumatore: donne 65%, uomini 35%
Spesa media per bottiglia: uomini 23 $, donne 15 $
Leggi tutto...Champagnes Larmandier-Bernier: potete dimenticarli in cantina…
“Pierre Larmandier fa alcuni tra i più puri Chardonnay che ci siano oggi in circolazione (Grand Cru millesimato Vieille Vigne de Cramant – ndr). La famiglia è proprietaria di alcuni ettari di estremamente vecchie viti di Chardonnay da lungo tempo, e durante la raccolta 1990 Pierre decise di fare uno Champagne esclusivamente da queste viti di 80 anni. Il risultato è uno Champagne che diventerà leggendario. Oggi la vinificazione è 100% biodinamica. Tutti i suoi vini guadagnano dall’essere tenuti per dieci anni – o forse più a lungo in una buona cantina.” – Richard Juhlin, Champagne Guide
Leggi tutto...Ma quale crisi?
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“La crisi del vino di cui stiamo parlando non c’è. Lo dicono i dati: nel 2008 c’è stato un calo nella produzione di bottiglie ma +7% nei ricavi. Qualche problematica c’è nel settore della ristorazione, per gli eccessivi ricarichi che ritengo ingiustificati. Poi c’è il timore che gli Stati Uniti spingano sul protezionismo il che potrebbe danneggiarci considerato che l’Italia è il primo mercato.” – Franco Ricci, Il Mattino, 2 aprile 2009
Borgogna 2007 – Fascino, freschezza, purezza
Domaine Bachelet-Monnot – Puligny-Montrachet:
Attraente, fresco e aromatico, è pieno di freschi e opulenti sapori di pera sul palato. Fruttato intenso, con un’elegante nota di rovere, e una solida lama di naturale acidità citrina.
Domaine Michel Bouzereau et Fils – Meursault Les Grands Charrons:
Naso solido, citrino. Ricco, speziato, concentrato. L’acidità ben viva dona freschezza e bevibilità. Puro e persistente su un lungo, fruttato finale.
Domaine Louis Remy – Latricières-Chambertin Grand Cru:
Naso carnoso, con frutta rossa, profumato e maturo. Morbido e serico sul palato, anche, ma concentrato, e ha del mordente e della freschezza. Solo un’acidità moderata ma il tutto è bilanciato e soddisfacente.
Stephen Brook e Anthony Rose,The World of Fine Wine n.23 del 2009
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Yes we can… promuovere il vino!
“Contrariamente a Bush, bevitore pentito, Obama è appassionato di vino e la sua casa di Chicago possiede una cantina della capacità di 1000 bottiglie. Come rimarca la rivista Wine Spectator, sono gli amanti del vino che l’hanno messo alla casa bianca. Nove degli stati americani (l’eccezione è il Texas) che più consumano il vino hanno votato in massa per Obama.” – Eric Riewer, La Revue du Vin de France, aprile 2009
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Il Clos Vougeot: opulento e rurale
“Quando l’abbazia di Cîteaux è stata creata nel 1098, solo i vigneti della parte alta dell’attuale Clos Vougeot erano messi in valore. Otto ‘journaux de friches’ (appena tre ettari) nell’attuale parte bassa costituirono il centro primitivo della futura vigna emblematica dei monaci bianchi che stabilirono qui tutti i grandi principi di cultura, di vinificazione e di affinamento dei grandi vini di territorio.
Quattro oscuri donatori avevano ceduto queste terre ‘per il rimedio delle loro anime e quelle dei loro predecessori’ con l’ausilio di 20 ‘sols’ (una sterlina o 12 denari). Un po’ più tardi, nel 1108 l’abbazia di Saint-Germain gli trasferiva quattro ‘giornate’ di terre che fiancheggiavano. Wiriac de Chambolle ne aggiunse alcune. Altri li imitarono… Nel 1162, il duca di Bourgogne Eudes II confermò le liberalità dei suoi predecessori e rinunciò ai suoi diritti ducali sulle vigne cistercensi. Il Papa Alexandre III , di passaggio a Sens, mise ‘in tutta franchigia’ e per sempre sotto la protezione di Saint-Pierre, l’abbazia insieme al Clos Vougeot con le sue cantine e le sue dipendenze. Si pensa, senza esserne certi, che i limiti attuali del domaine siano stati stabiliti nel XII° secolo, con la certezza che lo fossero all’inizio del XV° secolo. Ancora oggi, interamente chiuso da pareti, con le sue cantine e i suoi castelli perfettamente conservati, il Clos Vogeot è il più esteso dei Grand Crus della Côte de Nuits.
Oggi le più belle ‘cuvées’ offrono dei vini magnifici di eleganza e di razza, molto ‘terrosi’, marcati da complessi aromi di ciliegie nere, di prugne e di spezie. Invecchiando gli aromi si compongono ammirevolmente, la polpa si fonde per mostrare una struttura di velluto.” – Jacky Rigaux, Grands Crus de Bourgogne
Leggi tutto...STOP al mal di testa da solforosa con gli ultravioletti?
I microbiologi delle Università di Stellenbosch e Western Cape hanno brevettato una macchina che tramite i raggi ultravioletti stabilizza il vino riducendo grandemente la necessità di aggiungerci solfiti (anche se ciò aumenterebbe il rischio ossidazione).
Se i chimici non dubitano della capacità degli ultravioletti di uccidere microbi e lieviti, gli appassionati non potranno che aspettare i risultati degli assaggi alla cieca, magari anche di vini che siano passati sotto i raggi ultravioletti già da parecchi anni.
Quindi tale tecnologia avrà buone possibilità di essere adottata presto solo su vini dal breve ciclo di vita (e a tal proposito rammentiamo che statisticamente ben oltre il 95% dei vini vengono consumati entro un anno dal giorno del loro acquisto da parte del consumatore).
Leggi tutto...Nuits-Saint-Georges chiede un Grand Cru
“Un insieme di produttori di Nuits-Saint-Georges sta chiedendo all’Istituto Nazionale delle Denominazioni (INAO) di riesaminare il vigneto ‘St-Georges’ al fine di elevarlo allo status di Grand Cru.
Gli esperti sono divisi, ma il fronte dei produttori guidati da Liger-Belair, Erwan Faiveley, la famiglia Gouges, e Jerome Chezeaux promette battaglia.
Il problema è che i vigneti vicini ‘Les Vaucrains’ e ‘Les Cailles’ sono altrettanto buoni, ed è difficile fare una casistica assoluta.” – Oliver Styles, Decanter.com
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Praesidium: fuori dal coro
“Una piccola casa, una piccola cantina e un solo vino, che cercare di inquadrare in poche righe è un’impresa davvero ardua. Se in certi casi infatti è selettivo e umorale (vedi il 2001), in altri – come il 1997 – è un vino capace di trasformarsi con l’affinamento in bottiglia e di smussare la sua esuberante rusticità. Poi c’è il 2003, ultimo in commercio e addomesticato dalla barrique quel tanto che basta per renderlo subito più appetibile, senza con questo privarlo di un’originalità olfattiva che spazia dal cuoio alla carne, alla cipolla stufata, al catrame e via di questo passo fino farti desiderare un banchetto rinascimentale. Ottimo poi anche il tannino, che gratifica e allunga senza eccessi e senza interruzioni.
Altrettanto intrigante, ma su un registro completamente diverso (tanto da farti pensare a qualcosa tipo dottor Jekyll e mister Hyde in versione enoica), è il Ratafià, un liquore di ciliegie dalla purezza e dalla fragranza a dir poco inebrianti. Imperdibile.”– Alessandro Masnaghetti, Enogea 23, feb/mar 2009
Leggi tutto...Il “Diam”: finalmente il tappo risolutivo contro la TCA?
“Costa meno caro, viene venduto come anti-gusto-di-tappo. Elaborato a partire da particelle di sughero agglomerate, promette di dire basta al 6% delle bottiglie rovinate dal gusto di tappo. Hugel, Bouchard Père et Fils, Louis Jadot, sono solo alcune delle aziende che già l’hanno adottato per proteggere i loro grandi vini. Qualcuno storce il naso, ma di fronte all’offensiva del tappo a vite…” – Jérôme Baudouin, La Revue du Vin de France, aprile 2009
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Etimologia dei Grand Cru di Borgogna: Chambertin
“I Burgundi arrivarono qui nel V secolo per un’occupazione pacifica. Uno di loro possedeva un campo contiguo al Clos-de-Bèze. Si chiamava Bertin (Berhtin, ossia figlio di Bertht), la sua proprietà fu battezzata Chambertin! Si riporta che, sull’esempio dei suoi vicini i monaci di Bèze, Bertin piantò le loro stesse varietà. Il vino ottenuto era così perfetto che i viticoltori non chiamarono più il vigneto così creato altro che con il nome del proprietario. Erano i ‘Campi di Bertin’! Nel XIII secolo, si finì per dire semplicemente ‘Chambertin’. Un documento d’archivio del 1566 rivela che si parlava di un Grand Chambertin di circa 8,5 ettari e di un Petit Chambertin di circa 4,5 ettari, la superficie attuale. Nel XVIII secolo, lo Chambertin sarà considerato il più grande vino di Borgogna, capace di invecchiare benissimo, da qui la sua nomea di ‘Roy des Vins’.” – Jacky Rigaux, Grands Crus de Bourgogne
Leggi tutto...Claude Papin : il vino e l’uomo
Leggi tutto...“Il vero vigneron ha bisogno di appassionati di vino formati, iniziati, capaci di resistere con il loro libero-arbitrio a delle campagne anti-vino o a delle mode più destabilizzanti che utili.
È la conoscenza degli uomini che fanno il vino, la conoscenza dei paesaggi di vigneti, la percezione condivisa dello spirito del vino che faranno la sopravivenza del vino, ma anche quella dell’uomo. Perché senza il vino, l’uomo è condannato a perdere la sua libertà, cioè la sua natura.”
I vini dell’Etna: da un’intervista di Salvo Foti a Carmelo Chiaramonte
“I vini dell’Etna sono molto piacevoli negli abbinamenti fuorvianti, in quegli accostamenti, cioè, vino-cibo che escono dai classici abbinamenti comandati. Per questo loro valore minerale sono più divertenti poiché anche con i rossi si riesce a combinare matrimoni sublimi col pesce, anche nel caso in cui la ricetta marinara non sia particolarmente strutturata o complessa. Questo è il caso tipico del Nerello Mascalese, sia quando è in purezza che nel rosso Etna a DOC. L’Etna bianco raramente si presta alla carne, eppure ha un certo carattere con le verdure selvatiche, anche con quelle che sfoderano certi tannini.” – Carmelo Chiaramonte, Etna – I vini del vulcano – Salvo Foti

Vignerons Rebelles su Robert Parker

“Il vero scandalo a proposito di Robert Parker è la sua ignoranza totale dei vini di Borgogna. ‘Mondovino’, il film di Jonathan Nossiter, lo dimostra alla perfezione. D’altronde, Parker è ormai ‘persona non grata’ in Borgogna, e le critiche che egli emette nei suoi libri proviene da uno dei suoi sostituti francesi!
C’è in questo film un momento sublime, quello dove Hubert de Montille, grande vigneron di Volnay e vecchio avvocato, dettaglia il processo fatto a Parker per avere attentato alla reputazione dei vini di Borgogna. Con la sua truculenza abituale, racconta l’incomprensione totale di Parker allorché de Montille reclama 1 franco di danni e gli interessi: Parker, abituato a commentare e a maneggiare i milioni di dollari che circolano, tra gli altri, nel Bordolese, trova qui i suoi limiti di fronte a una cifra che non ha mai inteso in vita sua.
Esca dunque Robert Parker! Uno che non capisce i vini di Borgogna non ha diritto d’imporre i suoi gusti al pianeta intero.” – Jean-Claude Ray, Vignerons Rebelles
Leggi tutto...Pommard: nessun Grand Cru?
“Nota per la potenza e la struttura dei suoi rossi, Pommard contempla 320 ettari di vigneto con esposizione sud/sud-est e suoli argillo calcarei nella parte sud, mentre sul versante nord i terreni si fanno più bruno-calcarei, apportando finezza e mineralità ai vini. Ideale per capire le differenze fra i due terroir è recarsi al Domaine De Courcel, una delle cantine più importanti di tutta la Borgogna. La mano sensibile e attenta di Yves Confuron produce infatti alcune delle più intriganti e personali versioni di Pinot Nero della Cote d’Or. E se il Pommard Rugiens 2006 (un ettaro con viti di 60/65 anni nel versante sud) presenta un profilo solido e maturo ma non privo di profumi e finezza, il Pommard Clos des Epenots 2006, da uno dei cru più importanti dell’appellation (l’azienda ne possiede 5 ettari, di cui 3,5 ne Les Grands Epenots), sfodera un carattere da Grand Cru per personalità aromatica, sontuosità tannica e lunghezza gustativa. Il 2001 è oggi all’altezza di un grande Richebourg!” – Massimo Zanichelli, Go Wine n. 40
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La divisione tra produttori fallici e vaginali secondo Giampi Moretti
“I ‘fallici’ sono coloro che s’avanzano, bottiglia alla mano, preferibilmente magnum, e te la presentano in continuazione allo stappo, amandone la competizione con le altre d’altri, magari alla cieca che oltre che più obiettivo è anche più eccitante. La loro bottiglia è parte essenziale, integrante di loro stessi, quasi prominente proiezione corporea.
I ‘vaginali’ sono al contrario coloro che procedono incerti, alla scoperta di qualcosa d’affascinante ma al tempo stesso oscuro, che vedono il loro vino fonte di piacere ma anche covo di pericoli, che percepiscono ciò che hanno prodotto al tempo stesso come proprio (c’è scritto sull’etichetta) ma inevitabilmente ‘altro’, diverso da sé. Cercano di sfuggire alla degustazione pubblica, e se proprio vi sono professionalmente costretti non vedono l’ora sia finita, per tornarsene in pace ai propri dubbi e alle proprie elucubrazioni, chiedendosi sempre e comunque se pochi attimi di piacere valgano la pena di tante fatiche, senza peraltro mai trovare una risposta definitiva alla domanda.
Penso sia chiaro a quale delle due categorie io mi senta d’appartenere.
Mi scuso per un certo freudismo d’accatto e, soprattutto, del grave limite metodologico che la classificazione non s’adatta al fortunatamente crescente numero di produttrici donne.” – Giampi Moretti
Leggi tutto...Larmandier-Bernier Blanc de Blancs 1er Cru
Leggi tutto...“Il Brut Blanc de Blancs Premier Cru è l’eleganza in persona. Affumicatura, mineralità, gesso e pere emergono appena questo generoso ma sottile vino si apre nel bicchiere. Note floreali dolci si sviluppano con l’areazione, ma la mineralità è l’atout di questo vino, particolarmente sul finale, incredibilmente elegante e raffinato. Semplicemente, bevete questo succo gustoso.” – Antonio Galloni, The Wine Advocate, dicembre 2008
La filosofia di Lopez de Heredia: una scelta difficile?
Per Maria José Lopez de Heredia le viti coltivate tutte ad alberello, il biologico da sempre praticato, gli eccezionali invecchiamenti, la propria tonnelleria per costruire e riparare le proprie barrique, non derivano da una difficile scelta ben ponderata, ma sono frutto di una naturale ricerca dell’armonia.
Leggi tutto...“L’azienda Lopez de Heredia è il corollario della dottrina che Rafael inculcò ai suoi eredi: tradizione, pazienza, silenzio, famiglia, attenzione, controllo, rigore… parole che solo in un lavoro come quello del viticoltore mantengono la massima spiritualità.” – José Peñin, 12 Grandes Bodegas de Espana
Teobaldo Cappellano e il Gruppo Vini Veri
“… Tutti con la stessa sensibilità per il territorio, tutti con il credere che la nostra ricchezza risiedeva in quanto ci è stato lasciato ed in quanto saremo noi capaci di lasciare. Grande e piacevole sorpresa, credevano d’essere entità talmente fuori, da quella che era la visione generale del mercato, da farci a volte negare la voglia di dire quello che siamo, quello che crediamo e cosa vogliamo da questa breve esistenza. Finalmente ci si poteva quindi sentire “gruppo”, non più entità vetuste legate ad un arcaismo ignorante, quel luogo comune così disgraziato che aveva privato il nostro contado delle menti migliori e delle braccia più capaci. Finalmente orgogliosi di poter dire all’esterno che, se non siamo dalla parte giusta, siamo sicuramente un’isola ove è possibile, lo dimostriamo tutti i giorni,vivere, crescere e migliorare.
Ecco cosa siamo. Non siamo biologici, anche se la nostra regola impone condizioni di vigna e di cantina ancora più severe di quelle delle varie “certificazioni”. Non siamo biodinamici, anche se molti di noi sono vicini alla filosofia di Steiner. Non lo siamo perché sappiamo che purtroppo le regole possono essere cavalcate dalle mode, non lo siamo perché sappiamo che nulla è più facile che imporre regole per poi violarle. Le grandi ricchezze così nascono. Vivere sull’ingenuità degli altri è facile, lo hanno fatto anche con noi quando ci dicevano che certe compromissioni con la chimica dell’industria portava a risultati “veloci” e non ad un impoverimenti della terra e delle nostre menti. Non eravamo più capaci di farci sorprendere dalla Natura, non eravamo più capaci di crescere nel “sapere” perché questo ci veniva offerto, semplificato a loro uso, in un pacchetto preconfezionato con indicate le dosi e le modalità d’uso.
Noi ci siamo ribellati, riteniamo che la “regola” che sottoscriviamo sia un impegno così grande da estrarre da noi la parte migliore, sappiamo che violare questa ci costerebbe l’espulsione dal gruppo e la rivalsa legale di questo nei confronti di chi ha violato il patto, ma soprattutto siamo tornati a vedere l’intelligenza (quella che era sempre stata negata) di chi ci aveva preceduto, siamo tornati alla conoscenza del passato, siamo tornati a guardare la ricerca con gli occhi di chi vuol comprendere e non solo accettare.”– Teobaldo Cappellano
Leggi tutto...La star emergente di Chassagne-Montrachet
“I vini di questo nuovo domaine, che prende in parte seguito dal Domaine Colin-Deleger, furono la rivelazione delle degustazioni di Chassagne-Montrachet. Bruno Colin sembra partito per una brillante carriera, con un senso acuto della spremitura e dell’affinamento che non si apprende ma che è innato. Un grande stilista è nato!” –
Guide Bettane & Desseauve 2009
Chassagne-Montrachet 1er Cru Les Vergers
Chassagne-Montrachet 1er Cru En Remilly
Chassagne-Montrachet 1er Cru La Boudriotte
Chassagne-Montrachet 1er Cru Les Chenevottes
Puligny-Montrachet 1er Cru La Truffière
Chassagne-Montrachet 1er Cru La Maltroie (rouge)
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Sciabolata per lei
Dopo due medaglie d’oro ai mondiali di sci di Val d’Isere, l’americana Lindsey Vonn ha rischiato le successive gare per un infortunio al tendine di un pollice provocato, pare, dall’avere sciabolato una bottiglia di Champagne con uno sci.
Un po’ di tifo per lei, lo facciamo?
Leggi tutto...Il Colle e Fossacolle a Benvenuto Brunello (22 e 23 febbraio)
Come tutti gli anni Caterina Carli de “Il Colle” e Adriano Bambagioni di “Fossacolle” vi aspettano ai rispettivi tavoli della manifestazione Benvenuto Brunello domenica 22 e lunedì 23 febbraio.
Ai nastri di partenza il Brunello 2004 e il Rosso 2007.
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In arrivo la Ribolla Gialla Reserva di Ferdinand
A marzo uscirà la Ribolla Gialla Reserva di Ferdinand, fatta con le vigne che un tempo davano il vino “Rebula”. Lo stile si è indirizzato verso la ricerca di una maggiore freschezza e sapidità, privilegiando quindi al primo posto la bevibilità.
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Iniziazione ai sapori dei vini “bio”
Leggi tutto...“Si tratta di un Saumur-Champigny eccezionale. Certo, qui, la freschezza del vino è prima di tutto legata a un grandissimo territorio. Ma la differenza apportata dalla viticoltura “bio” è percepibile nei piccoli millesimi. In questo vino non si ritrova mai lo spaventoso naso di peperone verde, il carattere vegetale che marcano la maggior parte dei vini fatti da Cabernet Franc nelle piccole annate. Ma qui, c’è una regolarità, dovuta a una condotta armoniosa della vigna. Quando si gustano dieci millesimi, si è colpiti dall’omogeneità fuori dal comune del vino. Questo carattere viene direttamente dall’uva e non dal lavoro dell’uomo in cantina.” – AntoineGerbelle e Denis Saverot, La Revue du Vin de France, febbraio 2009
Etimologia dei Grand Cru di Borgogna: Latricières-Chambertin
Leggi tutto...“L’etimologia ci rivela che il termine latino ‘tricae’ significa ‘cose di poco valore, terra infertile’. È un fatto che il suolo qui è di poca profondità, installato sopra un substrato molto duro! La vigna soffre incontestabilmente in Latricières. Si diceva ‘La Tricière’ prima che si fondessero l’articolo e il nome… Si chiamava anche ‘la piccola meraviglia’ nel medioevo, tanto questo territorio sbalordiva per la grazia e il vigore dei vini che venivano fuori in condizioni tanto difficili! L’origine di questa denominazione sarebbe franca. Ancora oggi, il vigneron che deve ripiantare delle vigne in questo luogo deve scegliere dei porta-innesti adatti a queste condizioni estreme.” – Jacky Rigaux, Grands Crus de Bourgogne
L’eleganza di Vosne-Romanée entra in punta di piedi
“… lo stile Millot, vini leggeri ma precisi che portano un reale impatto di sapori.” – Allen Meadows
Echézeaux Grand Cru
Grands Echézeaux Grand Cru
Clos Vougeot Grand Cru
Vosne-Romanée 1er Cru Les Suchots
Vosne-Romanée village
Savigny-les-Beaune village
Côte de Nuits villages
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Novità a Meursault
Leggi tutto...“Jean-Baptiste Bouzereau, 37 anni, ha preso la guida al Domaine Michel Bouzereau nel 1999, insomma non è esattamente un ragazzino al via. Ma mi sono piaciuti i suoi 2007 moltissimo, così non posso resistere dall’includerlo in quest’articolo. Ancora, sin dal 2002, l’affinamento è più lungo. I trattamenti in vigna più naturali, e la qualità oggi è di alta classe.” – Clive Coates
Il parlamento francese legifera sul vino. Alla Bastiglia!
In Francia si discute sul testo della legge riguardante “ospedali, pazienti, salute e territori” difeso dal ministro Roselyn Bachelot.
Come ultimamente purtroppo spesso accade, alcuni degli articoli tendono ad equiparare il vino a una qualsiasi bevanda alcolica o al tabacco, con le relative limitazioni (nella pubblicità, nell’utilizzo nei film o negli articoli di stampa, ecc.). La storia del vino è parte integrante della storia dell’Europa: perché tradirla? Forse perché i governi ci considerano solo come cittadini-lavoratori? Loro immaginano forse una civiltà operosa senza vino? Beh, noi solidarizziamo con i vignerons francesi, se crollano le loro barricate… Allons Enfants! Liberté! Égalité! Fraternité!
Leggi tutto...Benoît Lahaye – Il Grand Cru Brut diventa “Brut Essentiel”
Al fine di comunicare meglio la propria filosofia, Benoît Lahaye sta cambiando anche le etichette, e con queste anche il nome di uno dei vini, il Grand Cru Brut che prende il nome di Brut Essentiel (pur rimanendo sempre Grand Cru).
La nuova etichetta, a noi piace.
Leggi tutto...Una schiava di nome Elda
Heinrich Mayr (Nusserhof) è da poco uscito con un nuovo vino, sempre biologico e prodotto in quantità artigianali da uva Schiava. Il vino è piacevole e fresco come ci si aspetta da una Schiava, ma sorprendentemente strutturato. Sarà un caso che il Heinrich abbia scelto proprio un vino fatto con questo vitigno per dedicarlo alla moglie?
Leggi tutto...Chardonnay: vendemmia 2007 in Côte d’Or
Per la pupilla del mitico Clive Coates, la giornalista Sarah Marsh (Burgundy Briefing n. 10), il Domaine Bruno Colin è stato tra i due produttori della Côte d’Or ad avere ottenuto una recensione altamente positiva con tutti gli Chardonnay presentati relativamente all’annata 2007.

Il “Bio” in piena luce
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“In trenta o quaranta anni, spiega Antoine Gerbelle in un’intervista appassionata, non si parlerà più di “bio”, la parola farà ridere, sembrerà molto datata. Perché? Ma perché nessun grande vigneto potrà evitare questa conversione! Perché il ritorno a un lavoro equilibrato dei suoli è ineluttabile per tutti i grandi vini.”
Denis Saverot, La Revue du Vin de France, febbraio 2009
Benoît et Valérie Lahaye – Rivelazione 2009 della Champagne
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“In vigna continua a sperimentare, soprattutto la riduzione delle dosi di rame con gli oli essenziali… e questo sempre cercando di dare un’immagine positiva del bio. Allora se il bio non è ancora una cultura evidente in Champagne, Benoît fa le cose con grande apertura di spirito, senza idee arretrate e sperando, forse, d’ispirare altri vignerons.”
Guide Gault Millau 2009




























