Paolo De Marchi e la teoria del pentagono

Falcone era in visita da Isole e Olena, e ha raccolto questa intervista dove Paolo De Marchi ci racconta la sua teoria del pentagono (in 8 mini-video). Buona visione!

Paolo De Marchi e la teoria del pentagono per video

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Louis Remy-estratto da “Passione Borgogna” di G. Gravina-Enogea n. 47 feb/mar 2013

Vocazione che si esalta nei Clos de la Roche di Chantal Rémy: il 2010 fonde già ad arte armonia e tensione gustativa, sapidità e dolcezza, offredno una promettente anticipazione della sua sublime espressività; il 2002 è un ossimoro di terragna leggiadria, una sorta di crema di lamponi al tartufo, da succhiare o iniettarsi in vena, a piacere. In entrambi i casi, l'esito sarà analogamente visionario.

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La Liason tra Pinot Noir e Champagne: Il Rosè di Larmandier Bernier

Tratto da:
Quaderno Champagne # 1 – Edizioni Estemporanee

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Un premio per l’Amarone di Antolini

 

ALL'AMARONE DELL'AZIENDA ANTOLINI 2006 IL CREMUNA D'OOR 2010

 

Va all'Amarone della Valpolicella MAROPIO 2006 dell'Azienda Antolini – il "Cremuna d'OOR 2010" – e verrà consegnato Lunedì 15 novembre al Bontà di Cremona, Salone Mazionale della Tavola Italiana, alla sua 7a Edizione.

"L'Amarone da noi preferito" ?!: Antolini.  E gli altri 22 ?; non scherzano !!.

Ma chi sono gli Antolini.   Viticoltori per amore e per lavoro la vite viene coltivata già dal 1992 nei terreni di proprietà nella zona collinare del comune di Marano di Valpolicella, San Pietro in C. e Negrar.   I vigneti posti ad un’altezza compresa tra 150 e 350 m. coprono una superficie totale di circa 7,5 ettari, la composizione del terreno è prevalentemente di tipo, argilloso, calcareo e tufoso. L’argilla ha la proprietà di trattenere l’acqua e di cederla lentamente alle radici, senza bisogno di impianti d’irrigazione assistita. Il calcareo e il tufoso trasferisco alla vite sostanze biologice e minerali uniche rispetto ad altre zone e rendono i vini Antolini particolari, unici.

L’elevata escursione termica ovvero la notevole differenza di temperatura che si riscontra tra il giorno e la notte, fa sì che si ottengano vini particolarmente profumati e complessi all’olfatto. Il sistema di allevamento adottato è quello tradizionale della zona, vale a dire la pergola doppia con sesto d'impianto medio 1X4 e permette non solo un ottimo rapporto uva-pianta ma sfruttare il microclima del luogo.

Molti sono i filari impiantati sulle “ma rogne”, caratteristici muretti a secco che formano meravigliosi terrazzamenti dove, non di rado, trovano posto anche olivi e ciliegi. Impianti sono in località “Semonte” in comune di San Pietro in Cariano (1 ettaro di vigneto)  a seguire in località “Ca’ Coato” nel comune di Negrar nella fascia collinare che da S.Vito va a Roselle, un appezzamento di circa 2 ettari a Guyot. 

Nel rispetto dell’ambiente e della salute del consumatore Antolini pratica la lotta guidata e integrata con lo scopo di utilizzare al minimo i prodotti antiparassitari. 

Cantina moderna, locale per l'appassimento delle uve, vinificatori di moderna concezione per la fermentazione, serbatoi in acciaio per lo stoccaggio e sotto le due volte la parte riservata all’invecchiamento con le botti e le barrique è la struttura operativa di questa azienda.

Tradizione e Tipicità dei vini rappresentano il valore fondamentale dell’azienda Antolini che ignorando le mode del momento, valorizza al massimo i vitigni autoctoni, il territorio e il lavoro del vignaiolo, ponendosi come il vignaiolo di riferimento di questa nuova frontiera.

Nel periodo (ottobre-novembre) abbiamo testato diversi "amarone", assegnado a "MAROPIO 2006" il massimo del punteggio di questa categoria di vino : 91,80

Tutti i nostri prodotti sono stati conservati in condizioni climatiche interne costanti, al buio, lontano dai rumori ed areggiato naturalmente.

Amarone della Valpolicella DOC Classico  “Moròpio” – Annata 2006
Considerazioni:
E' un vino proveniente principalmente da uve Corvina, poi Corvinone, Rondinella e una piccola parte di Molinara che a maturazione avvenuta viene fatta "fruttare" in appositi ambienti.
Viene successivamente vinificato in serbatoi a temperatura controllata con continui rimontaggi e rottura del cappello uvoso.
La maturazione avviene In piccole botti e in barrique di rovere ed, una piccola parte, in botti di ciliegio per circa 24 mesi  (barrique, parte di primo, secondo e terzo passaggio).
L' Affinamento prosegue in bottiglia per circa 6 mesi, in appositi ambiente bilanciati (caldo-freddo) in vetro scuro anti-luce.
Gradazione16,5° alcolici.

Organoletticamentesi presenta con queste caratteristiche:
- Il colore rossorubino intenso con sfumature rosso cardinalizio, tendenti al rosso granato vivo. Il bordo del disco vinoso mostra un'ottima corona glicerica lasciando possenti archetti sulle pareti del bicchiere.
- Il profumoè intenso, variegato, una sorta di bouquette floreale, aromatica e speziata rara negli amaroni anche di gran classe. Nessun difetto enologico si percepisce al naso, splendente la pulizia di questo vino grazie alle sue particolari note volatili in continua modificazione. Note queste che si mantengono anche dopo ed oltre le 24 ore successive. La piacevolezza olfattiva di questo vino tiene costante il naso sul bicchiere che non staccheresti mai.
- In boccaè un'esplosione di sapori che affiancata dalla sua potenza alcolica posseduta lo degusti con piacere e scoprire un particolare Amarone, complesso per aromaticità e raro per spezialità  e avvolgente per  piacevolezza.  Stupendo !!.

Per le sue qualità organolettiche è un vino che si adatta a piatti robusti e succulenti ma  anche come vino da conversazione e da meditazione.  I piatti contenenti pepe mero oppure peperoncino esaltano in modo esponenziale le note speziate di questo Amarone: è un guduria.

 

LE NOSTRE PREFERENZE

Degustazione effettuata tra il 04 di ottobre e il 04 di novembre 2010

I nostri  23 vini testati

Accordini Igino: Amarone Classico Le Bessole 2005 -  VOTI   84,50

Accordini Stefano: Amarone Classico Acinatico 2006 - VOTI 87,50

Allegrini: Amarone Classico 2006  -  VOTI  78,30

Antolini: Amarone Classico Maròpio 2006 - VOTI  91,80

Bolla: Amarone Classico 2006  - VOTI 86,50

Bonazzi & Boscaini: amarone Classico 2006 - VOTI 81,30

Brigaldara: Amarone La Brigaldara 2006 - VOTI 79,80

Cà La Bionda: Amarone Classico “La Bionda” 2006   - VOTI 80,70

Castellani: Amarone Classico “I Castei” 2006 - VOTI  85,50

Gamba: Amarone Classico “Campedel” 2006 - VOTI 84,90

Le Salette: Amarone Classico Pergole Vece 2006 - VOTI 89,40

Masi: Amarone Classico Costasera 2006 -  VOTI 80,20

Monte del Fra Tenuta Lena Amarone Classico 2005 - VOTI 87,10

Monte dall’Ora: Amarone Classico “Stropa” 2006 - VOTI 91,50

Musella:Amarone Classico 2006  - VOTI 87,00

MonteZovo: Amarone Classico 2006 - VOTI 85,40

Speri: Amarone Vigneto S. Urbano 2005 - VOTI 91,10

Tedeschi:  Amarone Classico 2006  - VOTI  83,70

Tenuta Sant’Antonio: Amarone Campo dei Gigli 2006 - VOTI 86,90

Tommasi, Amarone Classico 2006 - VOTI 86,50

Vogadori F.lli: Amarone Classico 2006 - VOTI 80,50

Zanoni Pietro: amarone Classico 2005 - VOTI 82,30

Zenato: Amarone Classico 2006 - VOTI    85,30

 

Chiuso oggi 04 novembre 2010

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Domaine Jean-Marc Millot (Nuits St. Georges)

2008 Bourgogne red (82-85)

2008 Clos de Vougeot Grand Cru red (89-92)

2008 Côte de Nuits-Villages “Clos des Faulques” red (85-87)

2008 Echézeaux Grand Cru red (89-92)

2008 Grands Echézeaux Grand Cru red (90-92)

2008 Savigny-lès-Beaune red (84-87)

2008 Vosne-Romanée red (87-89)

2008 Vosne-Romanée “Suchots” 1er red (88-91)

2007 Grands Echézeaux Grand Cru red 92

2007 Vosne-Romanée “Suchots” 1er red 89

The self-effacing Jean-Marc Millot told me that 2008 was a “very challenging vintage. The growing season was mediocre and

there was a lot of rot and if it hadn’t been for a near perfect September, it would have clearly been a disaster as nothing would

have been ripe, or if it was, it would have been rotten. We began picking on the 22nd of September and the sorting required

was frankly incredible. The fruit that we kept however was definitely ripe with very good sugars that ranged between 12.5 to

13%. I did a 12 to 15 day cuvaison and vinified quite gently. 2008 is a pretty vintage where the wines resemble the 2007s.”

(New Castle Imports, www.newcastleimports.com, Myrtle Beach, SC, Scott Paul Wines, www.scottpaul.com, Portland, OR;

Michael Stephens/Vins Divins, www.divine-burgundy-wine.com, Beaune, France).

2008 Bourgogne: A mildly reduced nose blocks the fruit and leads to rustic and fairly skinny flavors that actually possess

reasonably good character but the finish is edgy and tangy. We’ll see if it rounds out. (82-85)/2012+

2008 Savigny-lès-Beaune: A nose full of Savigny-style earth and both red and blue pinot fruit merges into round and nicely

intense flavors that possess a moderately angular and tangy finish. This too needs additional time. (84-87)/2013+

2008 Côte de Nuits-Villages “Clos des Faulques”: (a 1.8 ha monopole in Comblanchien). This also sports an intensely

soil-inflected nose with ripe and very fresh aromas that speak of violets, plum and cassis that give way to nicely detailed and

precise barely middle weight flavors that also culminate in a mildly edgy finish. (85-87)/2013+

2008 Vosne-Romanée: (from Hautes Maizières and Les Violettes). A notably riper nose features spice-infused aromas of

violets and red pinot fruit trimmed in subtle earth notes that can also be found on the mineral-inflected middle weight flavors

that possess a beguiling mouth feel and better than average length for a villages-level wine. (87-89)/2014+

2008 Vosne-Romanée “Suchots”: (from a .29 ha parcel raised in 25% new wood). A nose of black cherry, cassis and anise

nuances are surrounded by pain grillé hints that introduce equally spicy, pure and seductively textured flavors that possess

good vibrancy on the racy and ever-so-mildly austere finish. A classic Vosne in character. (88-91)/2014+

2008 Echézeaux: (a 1.05 ha total from parcels in Echézeaux du Dessus, Poulaillères and Clos St. Denis measuring .69, .20

and .16 ha, respectively). Moderate reduction prevents an evaluation of the nose but the concentrated, rich and serious

medium weight flavors are delicious and solidly complex, all wrapped a lingering finish that coats the mouth. This is lovely and

avoids any sense of rusticity. (89-92)/2015+

2008 Clos de Vougeot: (from a .38 ha parcel in Grand Maupertuis). A noticeable if discreet touch of wood frames more

deeply pitched and slightly riper aromas of red and blue berry fruit that complement well the rich, full and round flavors that

possess an attractive mouth feel on the precise, intense and persistent finish where the usual youthful austerity of Clos de

Vougeot surfaces. (89-92)/2016+

2008 Grands Echézeaux: (from a .2 ha parcel immediately below Poulaillères in Echézeaux). Here the wood treatment is

almost invisible as the highly spiced and wonderfully fresh red currant, earth and underbrush aromas are allowed to shine as

are the equally fresh, vibrant, intense and precise medium weight flavors that display a subtle hint of minerality and culminate

in a somewhat dry finish which is probably due to the considerable gas. Benefit of the doubt offered. (90-92)/2016+

Burghound.com 13 3 January 2010

The following ‘07s were bottled in February, 2009.

2007 Vosne-Romanée “Suchots”: (from a .29 ha parcel raised in 25% new wood). An elegant and attractively perfumed

mix of violets and blue fruit aromas that possesses plenty of natural spice elements gives way to supple, round and pure

medium-bodied flavors that are textured and quite forward, all wrapped in a balanced, delicious, sappy and vibrant finish.

Lovely if not profound and this would probably be best enjoyed for its fruit and drunk young. 89/2012+

2007 Grands Echézeaux: (from a .2 ha parcel immediately below Poulaillères in Echézeaux). A background hint of wood

highlights the spicy and layered earthy plum and dark cherry fruit aromas that dissolve into delicious, powerful and supple

flavors that remain impressively focused while delivering excellent finishing length and complexity. This is by no means a

blockbuster of a Grands Ech but it’s very pure, stylish and classy and will be approachable on the early side, at least by the

standards of one of Burgundy’s longest lived grands crus. 92/2014+

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La vendemmia 2008 a Chablis secondo Bessin

Come molti suoi colleghi, Jean-Claude Bessin ha notato che il 2008 era “meno abbondante del 2007 con solamente l’80% del normale raccolto. Il vento del nord ha soffiato parecchie settimane verso la fine della stagione di crescita ed è stato responsabile delle uve davvero concentrate. La stagione di crescita non era troppo differente dalla 2007, se si eccettua il fatto che abbiamo vendemmiato tre settimane dopo nel 2008. Abbiamo cominciato la raccolta il 29 settembre e la frutta era praticamente perfetta poiché era sana, con buoni zuccheri, piena di acidità e a questo punto iniziale, potrei cautamente credere che il 2008 potrebbe essere davvero una grande annata.” Questa grande lode è interessante da Bessin poiché egli è normalmente riluttante a esprimere opinioni sulla qualità della vendemmia prima che i vini siano imbottigliati. Io sono comunque d’accordo con lui perché mentre i suoi 2007 erano eccellenti, i suoi 2008 sono potenzialmente anche meglio.”– Allen Meadows, Burghound.com n. 36, 4° trimestre 2009

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Vilmart e… pazienza

“A mio parere, pochi Champagne hanno così bisogno di invecchiamento post-dégorgement nella loro gioventù come quelli di Vilmart. Fatti soprattutto da Chardonnay, senza malolattica e fermentati interamente in legno, i vini di Vilmart possono apparire estremamente chiusi e disarmonici quando sono degorgiati, e hanno bisogno di un intero anno (meglio due) per rilassarsi e integrare tutti i componenti.

Storicamente, molte persone hanno bevuto gli Champagne di Vilmart troppo presto, appena erano rilasciati. A volte, ho sentito consumatori dire che gli Champagne di Vilmart sono troppo legnosi, o che il dosaggio è troppo alto, o che sono troppo acidi. È vero che poco dopo il dégorgement, può sembrare che abbiano tutti questi difetti (anche simultaneamente). Lasciateli nella vostra cantina per qualche altro mese, allora, e cominceranno a fiorire.” – Peter Liem, Champagneguide.net, 24 maggio 2010

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Una maestria perfetta della vinificazione

“Da solo al comando dell’azienda familiare dal millesimo 2000, Jean-Baptiste Bouzereau s’impone come uno dei valori sicuri di Meursault, una denominazione che non manca certo di talenti. Se numerosi suoi colleghi non presentano più i loro vini alle degustazioni alla cieca, Jean-Baptiste, lui, non si sottrae mai. I suoi 2009, vinificati nella nuova cantina, confermano la sua maestria della vinificazione in bianco come in rosso, con vini precisi, densi e tesi, specchio dei suoi Meursault che conviene prenotare urgentemente.” – Olivier Poels, La Revue du Vin de France, giugno 2010

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Michel Bouzereau Meursault 1er Cru Les Perrières

“In un bello stile classico, il Perrières 2007 non manca né di fondo né di eleganza. Questo vino offre una bell’intensità con una raffinata bocca molto salina. Il 2001 si mostra ancora molto giovane. Trova il suo equilibrio tra la vivacità e la generosità del frutto. Un vino di una bella armonia, serico e raffinato, con molta piacevolezza che invita a sedersi a tavola.” – 80 Grands Bourgognes Blancs, Les Cuvées de Grande Tradition, La Revue du vin de France, Aprile 2010

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Bessin Chablis Vieilles Vignes

“Vignaioli lodati da buona parte della critica francese, Jean-Claude Bessin e la moglie Evelyne producono Chablis di ottima materia e di spiccato carattere ‘fibroso’, un po’ troppo chiusi e ‘ruvidi’ nelle primissime fasi della degustazione (urge il decanter), ma dotati di ottima purezza di sapore. E se nel caso de La Forêt 2007 una riduzione piuttosto evidente porta via sfumature preziose, Le Fourchaume La Pièce au Comte 2007 è semplicemente uno Chardonnay trascinante, saporitissimo, al suo meglio tra dieci anni. In mezzo ai due Premier Cru, ottima prova dello Chablis Vieilles Vignes 2007, etichetta che riflette appieno le qualità del millesimo: naso brioso e agrumato, vivezza acida succosa e grande senso di naturalezza nella beva. Gran rapporto qualità/prezzo.” – Francesco Falcone, Chablis: una panoramica sui vini importati, Enogea 30, apr/mag 2010

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Brunello di Montalcino 2005: i miei migliori assaggi del Benvenuto Brunello

«Come promesso, ecco una serie di sintetiche note di degustazione dei vini che mi hanno maggiormente colpito redatte nei due giorni di assaggi a Montalcino.

Comincio subito dal trio di vini che mi hanno maggiormente colpito, quelli di Gianni Brunelli, Il Colle e San Lorenzo.

Il Colle: Naso discreto e inizialmente poco appariscente che si apre su note selvatiche terrose con una bella definizione minerale e mentolata di notevole freschezza. Al gusto ottima materia, con salda struttura tannica e lunga persistenza precisa.» – Franco Ziliani, vinoalvino.org, 22 marzo 2010

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Lessona 2005 di Proprietà Sperino: il nebbiolo nordico con i modi del pinot nero

“Ha un ritmo che altri faticano a tenere con altrettanta regolarità e continuità (per una settimana!), e questo grazie a un profilo aromatico nitido (cacao, carne, fiori, tratti vegetali piccanti), a una trama tannica sottile ma vibrante (appena ossuta nella terza parte), e a un’acidità che insaporisce con la giusta misura (che lo fa apparire nervoso, ma non sbilanciato). Mi piace perché porta in superficie la tempra del nebbiolo nordico con i modi di un pinot nero. Le uve arrivano dai vigneti di Ormeggio e Castagnola in regione Orolungo, e dal Covà, in regione Castello. Inizierei a berlo tra due anni.” – Francesco Falcone, Alto Piemonte, Enogea 29, feb/mar 2010

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Intuito da intenditori: Dietro le quinte di una pièce molto personale

”I prodotti che vogliamo importare devono avere come fondamenti imprescindibili eleganza, bevibilità e legame con il territorio”. Prosegue Leonardo: “Senza dimenticare che i vini devono essere espressione diretta di chi li fa”.

Continua Mario: “Organizziamo dopo ogni viaggio delle ulteriori sessioni di assaggio alla cieca, mescolando grandi e piccoli produttori e coinvolgendo un panel di degustatori piuttosto variegato”. Ma ciò che più di ogni altra cosa ha permesso al duo toscano di importare sincerità a base vino, sta nel fatto di non aver mai perso la propria matrice di appassionati.  – Marco Tonelli, Spirito diVino, apr/mag 2010

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I gioielli di Clos Rougeard si fanno notare alle aste

Nella “Top Ten” delle aziende più ricercate dell’anno, non potevano mancare i vini dei fratelli Foucault. Sulla rubrica “In diretta dalle aste” della Revue du vin de France di dicembre 2009, Le Bourg 2005 è quotato a 177 Euro, Le Poyeux 2005 a 69 Euro, il Brézé 2005 a 96 Euro. Ricordiamo che alcune bottiglie di Poyeux 2006 sono ancora fuori dal giro delle prenotazioni (uscita 2006: fine maggio 2010), mentre per Le Bourg 2006 e per il Brézé 2006 è solamente possibile la lista di attesa. Ci sembra infatti corretto – nella ripartizione delle poche bottiglie che riusciamo a importare – privilegiare i clienti che hanno acquistato tali vini sin dall’inizio.

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Larmandier-Bernier: Champagnes puri e naturali

Le opinioni differiscono circa ciò che fa un produttore grande, ma tutti riconoscono che gli Champagnes di Pierre Larmandier sono particolarmente naturali e puri.

Le sue viti sono coltivate in biodinamica, soprattutto perché le radici scendano in profondità nel suolo e raggiungano la roccia madre, provvedendo nutrienti per la pianta durante tutta la stagione di crescita. Le uve sono raccolte tardi e a mano per la maturazione ottimale, sia per gli zuccheri che per la maturazione fenolica che dona il ricercato tocco di complessità.

“Vieille Vigne de Cramant” Grand Cru Blanc de Blancs Extra-Brut 2004

Questa è l’espressione più pura dello stile Larmandier basato sul territorio. I profumi salini della terra sono inconfondibili. Ma sono avvolti in squisiti aromi di olive verdi ed erbe come salvia – nessuna maison di Champagne ha mai avuto simili aromi! Latente, splendidamente ricco, profondi aromi si dispiegheranno con più tempo (2011-2012). – Michael Edwards, The Finest Wines of Champagne

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Vieux Télégraphe 3° nel Top 100: continua la scalata

Quando lo Châteauneuf-du-Pape divenne la prima “Appellation d'Origine Côntrollée” (AOC), nel 1936, Vieux Télégraphe era già stato operativo da 40 anni. Oggi, i fratelli Daniel e Frédéric Brunier coltivano i 173 acri aziendali di vigneti locati nel famoso settore di “La Crau”. Questo vino rosso è una miscela di 65% Grenache con il 15% di Syrah e il 15% di Mourvèdre, più un po’ di Cinsault, Clairette e altre varietà, tutte provenienti da viti con una media di 60 anni di età. – Wine Spectator TOP 100 Wines 2009

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Lorenzo Faccoli

Interprete di riferimento del Montorfano, elabora Franciacorta di grande personalità marcati dal pinot nero e dal calore mediterraneo del suo precoce terroir.

Franciacorta Brut: Più spazio al disegno e all’integrità del frutto rispetto alle consuetudini della Casa, più pulizia e tonicità senza con questo nemmeno sfiorare il tecnicismo delle cuvée meno personali. Solita tenacia invece al palato, cremoso e succoso nella parte centrale, più ricco di tagli e di sale nella terza frazione. Insolita persistenza di erbe mediterranee a chiudere. Una garanzia. – Francesco Falcone, Enogea 27, ott/nov 2009

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Degustazione champagne alla cieca di Francesco Falcone

Larmandier-Bernier Rosé de Saignée

Colore rosso cupo ed evoluto, inusuale quanto coinvolgente. Naso di sangue e terra, metallo e fiori, agrumi e cassis. Bocca materica e divertente che incastra miracolosamente tannini, acidità, carbonica e sale. Chiusura di ampiezza sconvolgente, tutto viola, radice di liquirizia e scorza d’arancia. Un Pommard con le bollicine. Ipnotico.

Benoit-Lahaye Grand Cru Essentiel Brut

Astro nascente tra i giovani vignaioli della montagna di Reims, Lahaye ha il dono dell’equilibrio: lo spirito artigiano delle sue cuvée non è mai sinonimo di vini ossidati e cervellotici, ma di Champagne costruiti con rigore, e saldamente ancorati al proprio terroir. Anche questo Brut Nature è davvero buono: al naso profuma di frutta secca, mela matura e mandarino, e al palato è gustoso, vitale e saporito nell’acidità, ottimo nella distribuzione, lungo nella chiusura. Un aperitivo intelligente. – www.enogea.it

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Un Barolo scoppiettante

“Un vero e proprio fuoco d’artificio, ma non come potrebbe pensare chi già conosce i vini di Sergio Germano. Qui, più che la struttura, a farla da padroni sono i profumi che raggiungono ampiezze varietali come da tempo non mi capitava di incontrare. Splendida comunque anche la fusione strutturale, che garantisce beva ad un vino pur sempre esuberante specie nella fase alcolica. In beva.” – Alessandro Masnaghetti, Enogea, giugno/luglio 2009

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La rivoluzione di Calce

“Succede qualcosa nei vigneti, un evento entusiasmante, una rivelazione. Dove? Nel Roussillon, regione dagli accenti sudisti pronunciati. Là, un piccolo gruppo di viticoltori esplora una nuova via e comincia a voltare la pagina dei vini oltraggiosamente legnosi, strapotenti, pesanti… Molti appassionati conoscono Calce, dove da oltre venti anni si distingue un vigneron audace, Gerard Gauby, oggi spalleggiato dal figlio Lionel. Come molti, Gerard Gauby si è prima fatto conoscere producendo vini neri, possenti, legnosi… Un giorno, l’evidenza: “non voglio fare più questi vini”… ha scelto di condurre le sue vigne in biodinamica. In cantina, ha rinunciato alla diraspatura, poi ha ridotto al massimo le estrazioni. Si è messo ad affinare i suoi vini in cemento o in foudres (botti grandi) di origine austriaca che restituiscono la purezza del frutto… in rosso come in bianco, lasciano una bocca pulita, pura, eterea. Si posa il bicchiere con la voglia di riempirlo ancora.” – Denis Saverot, La Revue du Vin de France, settembre 2009

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Radicata nella Rioja, la Tradizione guadagna nuovo rispetto

“Forse nessuna azienda al mondo vigila le sue tradizioni così orgogliosamente e fermamente come Lopez de Heredia, specialmente in una regione come la Rioja, che è stata spazzata da profondi cambiamenti negli ultimi 25 anni. Per quanto ammuffita e vecchio stile Lopez de Heredia possa sembrare, è paradossalmente una azienda all’avanguardia, la sua viticoltura e la sua vinificazione sono un brillante, visionario esempio per giovani produttori proiettati nel futuro in tutto il mondo.

Come è possibile? Mentre Lopez de Heredia è stata fedele alle sue tecniche onorate dal tempo nei suoi 132 anni di storia, il resto del mondo ha speso decadi cercando ottusamente di migliorare quello che fa, solo per arrivare a chiudere il cerchio finendo dove Lopez de Heredia è sempre rimasta.” – Eric Asimov, The Pour, 11 agosto 2009, New York Times

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Peyre Rose domina la degustazione dei Languedoc

La prestigiosa “Revue du vin de France” (pubblica dal 1927!) nel numero di luglio/agosto 2009 ha stilato la classifica dei 100 migliori vini di Languedoc (400 campioni degustati alla cieca di tutti i migliori domaine). Di tutte le aziende sono state assaggiate, oltre alle bottiglie dell’ultima annata in commercio, anche alcune bottiglie di annate vecchie. Si sono quindi giudicate anche le potenzialità evolutive dei vini.

I vini di Marlène Soria hanno sbaragliato la concorrenza. Tutti i miti del sud della Francia sono rimasti alle spalle dei due grandi vini di Peyre Rose.

Al primo posto della degustazione, si è piazzato infatti il Clos des Cistes (“la definizione del grande vino meridionale civilizzato”).

Al secondo postosi è invece classificato il Syrah Léone (“più serico e immediatamente aromatico del suo gemello”).

Se un vino può fare pensare a un caso, due vini al vertice assoluto sono la garanzia che si ha a che fare con un domaine formidabile.

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Viña Tondonia Blanco Gran Reserva 1973

“Un commento che odo sempre è che in Spagna non si fanno buoni vini che tengano anni in bottiglia, che invecchino bene e che possano non già mostrare le proprie virtù in capo a pochi anni, ma anche solo mantenersi vivi.

Così è. È un tema ricorrente, un’opinione generalizzata, pensare che il soggetto incompiuto della viticoltura spagnola siano i vini bianchi da invecchiamento.

Ma generalizzare ha sempre i suoi pericoli. Si corre il rischio di incappare in esempi del contrario.

È un piacere denudare la bottiglia dalla rete dorata, così classica. Frangere la ceralacca con attenzione fino ad aprirsi lo spazio sufficiente per stappare senza rompere il tappo. Verificare come il tappo stia in perfette condizioni: solido e compatto. Ricevere nelle narici le prime impressioni: perfetto, né ossidazione, né riduzione eccessiva. Finalmente versare il vino nel bicchiere e cominciare ad ascoltare quello che ha da dirci.

Ci parla con voce tersa e soave, con un discorso marcato dall’età, come non potrebbe essere diversamente: mieli, cere, favi; sottobosco, erbe aromatiche, camomilla; mela cotogna, pompelmo, susina bianca. Complessità. Ci sorprendono note di idrocarburi come nei vecchi riesling.

In bocca, buon corpo, untuoso e con l’acidità in primo piano che dà freschezza e vita. Buona persistenza e nel retrogusto, di nuovo, erbe e fiori secchi.

Un vino complesso e sorprendente. Unico nel suo genere. Un’eccellente dimostrazione di tipicità che non ci lascia indifferenti.

Senza dubbio, è valsa la pena aspettare.” – Directo al Paladar, aprile 2008

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Frédéric et Daniel Brunier: “Télégraphistes” maiuscoli

“’Siamo i garanti di un territorio storico, stiamo attenti a non mettergli il bavaglio’. A Bédarrides, nella Vaucluse, in denominazione Châteauneuf-du-Pape, Frédéric et Daniel Brunier elaborano vini dalla forte personalità, straordinari per la loro ricchezza e il loro equilibrio.

Autodidatti, senza mentori né consiglieri, ‘anti-flying winemakers castratori, timbro di viticoltori senza carattere’, i due fratelli rivendicano le loro scelte con forza. ‘I viticoltori perdono il loro animo in vini troppo soavi, sempre più gentili, vinificati per fare piacere’, tuona Daniel. ‘Noi non abbiamo mai seguito le mode successive come il legno a oltranza, la super-estrazione, le rotondità eccessive. Noi abbiamo la reputazione di elaborare vini che vanno contro al gusto attuale, più ricchi e più tannici di quello che richiederebbe l’aria del momento’. Affermano: ‘I tannini, non bisogna averne paura. Un grande vino di Châteauneuf ha del carattere, della complessità, della potenza, una bella struttura tannica che viene a equilibrare una grande ricchezza naturale’.” – La Revue du Vin de France, giugno 2009

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Domaine Bachelet-Monnot

“Il valore non attende il numero degli anni: ecco un motto verificato con Marc e Alexandre Bachelet, rispettivamente 28 e 26 anni. Questi due giovani fratelli vignerons che hanno creato il loro domaine nel 2005 non posseggono vigneti, li affittano. Dai loro primi millesimi, eravamo stati sedotti per la precisione dei loro vini. Questo si conferma con dei 2008 che andranno lontano e che possiedono un’impronta ammirevole. Non mancate le loro superbe cuvées di Puligny-Montrachet.” – Olivier Poussier, La Revue du Vin de France, giugno 2009

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Champagnes Larmandier-Bernier: potete dimenticarli in cantina…

“Pierre Larmandier fa alcuni tra i più puri Chardonnay che ci siano oggi in circolazione (Grand Cru millesimato Vieille Vigne de Cramant – ndr). La famiglia è proprietaria di alcuni ettari di estremamente vecchie viti di Chardonnay da lungo tempo, e durante la raccolta 1990 Pierre decise di fare uno Champagne esclusivamente da queste viti di 80 anni. Il risultato è uno Champagne che diventerà leggendario. Oggi la vinificazione è 100% biodinamica. Tutti i suoi vini guadagnano dall’essere tenuti per dieci anni – o forse più a lungo in una buona cantina.” – Richard Juhlin, Champagne Guide

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Borgogna 2007 – Fascino, freschezza, purezza

Domaine Bachelet-Monnot – Puligny-Montrachet:

Attraente, fresco e aromatico, è pieno di freschi e opulenti sapori di pera sul palato. Fruttato intenso, con un’elegante nota di rovere, e una solida lama di naturale acidità citrina.

Domaine Michel Bouzereau et Fils – Meursault Les Grands Charrons:

Naso solido, citrino. Ricco, speziato, concentrato. L’acidità ben viva dona freschezza e bevibilità. Puro e persistente su un lungo, fruttato finale.

Domaine Louis Remy – Latricières-Chambertin Grand Cru:

Naso carnoso, con frutta rossa, profumato e maturo. Morbido e serico sul palato, anche, ma concentrato, e ha del mordente e della freschezza. Solo un’acidità moderata ma il tutto è bilanciato e soddisfacente.

Stephen Brook e Anthony Rose,The World of Fine Wine n.23 del 2009

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Praesidium: fuori dal coro

“Una piccola casa, una piccola cantina e un solo vino, che cercare di inquadrare in poche righe è un’impresa davvero ardua. Se in certi casi infatti è selettivo e umorale (vedi il 2001), in altri – come il 1997 – è un vino capace di trasformarsi con l’affinamento in bottiglia e di smussare la sua esuberante rusticità. Poi c’è il 2003, ultimo in commercio e addomesticato dalla barrique quel tanto che basta per renderlo subito più appetibile, senza con questo privarlo di un’originalità olfattiva che spazia dal cuoio alla carne, alla cipolla stufata, al catrame e via di questo passo fino farti desiderare un banchetto rinascimentale. Ottimo poi anche il tannino, che gratifica e allunga senza eccessi e senza interruzioni.

Altrettanto intrigante, ma su un registro completamente diverso (tanto da farti pensare a qualcosa tipo dottor Jekyll e mister Hyde in versione enoica), è il Ratafià, un liquore di ciliegie dalla purezza e dalla fragranza a dir poco inebrianti. Imperdibile.”– Alessandro Masnaghetti, Enogea 23, feb/mar 2009

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Claude Papin : il vino e l’uomo

“Il vero vigneron ha bisogno di appassionati di vino formati, iniziati, capaci di resistere con il loro libero-arbitrio a delle campagne anti-vino o a delle mode più destabilizzanti che utili.

È la conoscenza degli uomini che fanno il vino, la conoscenza dei paesaggi di vigneti, la percezione condivisa dello spirito del vino che faranno la sopravivenza del vino, ma anche quella dell’uomo. Perché senza il vino, l’uomo è condannato a perdere la sua libertà, cioè la sua natura.”

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Pommard: nessun Grand Cru?

“Nota per la potenza e la struttura dei suoi rossi, Pommard contempla 320 ettari di vigneto con esposizione sud/sud-est e suoli argillo calcarei nella parte sud, mentre sul versante nord i terreni si fanno più bruno-calcarei, apportando finezza e mineralità ai vini. Ideale per capire le differenze fra i due terroir è recarsi al Domaine De Courcel, una delle cantine più importanti di tutta la Borgogna. La mano sensibile e attenta di Yves Confuron produce infatti alcune delle più intriganti e personali versioni di Pinot Nero della Cote d’Or. E se il Pommard Rugiens 2006 (un ettaro con viti di 60/65 anni nel versante sud) presenta un profilo solido e maturo ma non privo di profumi e finezza, il Pommard Clos des Epenots 2006, da uno dei cru più importanti dell’appellation (l’azienda ne possiede 5 ettari, di cui 3,5 ne Les Grands Epenots), sfodera un carattere da Grand Cru per personalità aromatica, sontuosità tannica e lunghezza gustativa. Il 2001 è oggi all’altezza di un grande Richebourg!” – Massimo Zanichelli, Go Wine n. 40

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Larmandier-Bernier Blanc de Blancs 1er Cru

“Il Brut Blanc de Blancs Premier Cru è l’eleganza in persona. Affumicatura, mineralità, gesso e pere emergono appena questo generoso ma sottile vino si apre nel bicchiere. Note floreali dolci si sviluppano con l’areazione, ma la mineralità è l’atout di questo vino, particolarmente sul finale, incredibilmente elegante e raffinato. Semplicemente, bevete questo succo gustoso.” – Antonio Galloni, The Wine Advocate, dicembre 2008

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La filosofia di Lopez de Heredia: una scelta difficile?

Per Maria José Lopez de Heredia le viti coltivate tutte ad alberello, il biologico da sempre praticato, gli eccezionali invecchiamenti, la propria tonnelleria per costruire e riparare le proprie barrique, non derivano da una difficile scelta ben ponderata, ma sono frutto di una naturale ricerca dell’armonia.

“L’azienda Lopez de Heredia è il corollario della dottrina che Rafael inculcò ai suoi eredi: tradizione, pazienza, silenzio, famiglia, attenzione, controllo, rigore… parole che solo in un lavoro come quello del viticoltore mantengono la massima spiritualità.” – José Peñin, 12 Grandes Bodegas de Espana

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Il Colle e Fossacolle a Benvenuto Brunello (22 e 23 febbraio)

Come tutti gli anni Caterina Carli de “Il Colle” e Adriano Bambagioni di “Fossacolle” vi aspettano ai rispettivi tavoli della manifestazione Benvenuto Brunello domenica 22 e lunedì 23 febbraio.

Ai nastri di partenza il Brunello 2004 e il Rosso 2007.

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Iniziazione ai sapori dei vini “bio”

“Si tratta di un Saumur-Champigny eccezionale. Certo, qui, la freschezza del vino è prima di tutto legata a un grandissimo territorio. Ma la differenza apportata dalla viticoltura “bio” è percepibile nei piccoli millesimi. In questo vino non si ritrova mai lo spaventoso naso di peperone verde, il carattere vegetale che marcano la maggior parte dei vini fatti da Cabernet Franc nelle piccole annate. Ma qui, c’è una regolarità, dovuta a una condotta armoniosa della vigna. Quando si gustano dieci millesimi, si è colpiti dall’omogeneità fuori dal comune del vino. Questo carattere viene direttamente dall’uva e non dal lavoro dell’uomo in cantina.” – AntoineGerbelle e Denis Saverot, La Revue du Vin de France, febbraio 2009

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L’eleganza di Vosne-Romanée entra in punta di piedi

“… lo stile Millot, vini leggeri ma precisi che portano un reale impatto di sapori.” – Allen Meadows

Echézeaux Grand Cru

Grands Echézeaux Grand Cru

Clos Vougeot Grand Cru

Vosne-Romanée 1er Cru Les Suchots

Vosne-Romanée village

Savigny-les-Beaune village

Côte de Nuits villages

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Novità a Meursault

“Jean-Baptiste Bouzereau, 37 anni, ha preso la guida al Domaine Michel Bouzereau nel 1999, insomma non è esattamente un ragazzino al via. Ma mi sono piaciuti i suoi 2007 moltissimo, così non posso resistere dall’includerlo in quest’articolo. Ancora, sin dal 2002, l’affinamento è più lungo. I trattamenti in vigna più naturali, e la qualità oggi è di alta classe.” – Clive Coates

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Benoît Lahaye – Il Grand Cru Brut diventa “Brut Essentiel”

Al fine di comunicare meglio la propria filosofia, Benoît Lahaye sta cambiando anche le etichette, e con queste anche il nome di uno dei vini, il Grand Cru Brut che prende il nome di Brut Essentiel (pur rimanendo sempre Grand Cru).

La nuova etichetta, a noi piace.

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Una schiava di nome Elda

Heinrich Mayr (Nusserhof) è da poco uscito con un nuovo vino, sempre biologico e prodotto in quantità artigianali da uva Schiava. Il vino è piacevole e fresco come ci si aspetta da una Schiava, ma sorprendentemente strutturato. Sarà un caso che il Heinrich abbia scelto proprio un vino fatto con questo vitigno per dedicarlo alla moglie?

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Benoît et Valérie Lahaye – Rivelazione 2009 della Champagne

“In vigna continua a sperimentare, soprattutto la riduzione delle dosi di rame con gli oli essenziali… e questo sempre cercando di dare un’immagine positiva del bio. Allora se il bio non è ancora una cultura evidente in Champagne, Benoît fa le cose con grande apertura di spirito, senza idee arretrate e sperando, forse, d’ispirare altri vignerons.”

Guide Gault Millau 2009

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